La crisi idrica che da mesi affligge il bacino irriguo del Lago Arancio ha raggiunto livelli drammatici. Ieri le organizzazioni agricole COPAGRI, Confagricoltura, UCI e il Comitato Spontaneo Agricoltori, insieme alle amministrazioni comunali di Sciacca, Menfi e Sambuca di Sicilia, hanno inviato una formale richiesta di incontro urgente al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e alle principali autorità competenti, sollecitando un’azione immediata e coordinata.
I dati parlano chiaro: la disponibilità idrica del lago ad aprile 2025 è scesa a 8,76 milioni di metri cubi, poco più della metà rispetto allo stesso periodo del 2024. Il crollo del livello, effetto della siccità prolungata degli ultimi 18 mesi e dell’insufficienza degli apporti dai corsi d’acqua che alimentano il bacino, mette seriamente a rischio la sopravvivenza di centinaia di aziende agricole che rappresentano l’ossatura economica e sociale del sud-ovest siciliano.
Le organizzazioni agricole hanno denunciato le pesanti conseguenze economiche e occupazionali di questa crisi: si prospettano perdite ingenti e la possibile chiusura di numerose imprese con la perdita di centinaia di posti di lavoro. Durante un incontro unitario tenutosi il 6 maggio, è emerso lo stato di forte preoccupazione del comparto, pronto a manifestazioni di protesta se non saranno adottati provvedimenti concreti e tempestivi.
La richiesta avanzata alla Regione prevede la convocazione, entro otto giorni, di un tavolo tecnico-istituzionale con tutti i soggetti coinvolti. Tra le misure immediate proposte vi sono la definizione chiara delle risorse idriche disponibili per la stagione irrigua 2025, la pianificazione dei volumi utilizzabili per coltura, il potenziamento del personale addetto alla gestione dell’acqua e l’istituzione di una task force per interventi di emergenza sulla rete idrica.
Oltre agli interventi urgenti, le organizzazioni propongono soluzioni strutturali per il medio e lungo periodo, tra cui il ripristino e il potenziamento dell’impianto di sollevamento dal fiume Belice, la manutenzione dei corsi d’acqua affluenti, il dragaggio selettivo del bacino e il riutilizzo delle acque reflue depurate di Sciacca per usi agricoli. Inoltre, si chiede l’esenzione dai ruoli idrici e di bonifica per il 2025 e il riconoscimento dello stato di calamità naturale per siccità.
Le proposte includono anche interventi innovativi come la creazione di una rete di piccoli invasi collinari per la raccolta di acque piovane e la nascita di un Osservatorio permanente sulla siccità.
«Non possiamo più permettere che il destino delle nostre aziende agricole dipenda esclusivamente dal meteo», affermano le organizzazioni agricole. «È il momento di trasformare questa crisi in un’opportunità per innovare e garantire la sostenibilità del nostro comparto produttivo».
L’appello finale è alla sensibilità istituzionale e all’impegno personale del presidente Schifani affinché si possa affrontare con decisione e visione una delle più gravi emergenze ambientali ed economiche che colpiscono la Sicilia agricola.
















