Un’operazione che investe e contrassegna l’identità comunitaria e la sua valorizzazione.
È questo l’orizzonte del nuovo percorso artistico di Paolo Asaro, intitolato “Labirinti”, che unisce idealmente la ricca storia della Sicilia occidentale – con particolare attenzione alla provincia di Trapani e alle radici mazaresi dell’artista – con Roma e i Castelli Romani, in collaborazione con realtà come la ViTus Vignaioli Tuscolani.
Il progetto si fonda su un approccio di giornalismo culturale, tessendo circuiti tra arte e informazione per riportare alla luce le radici più profonde del Mediterraneo. Nello studio di Asaro, le tele su juta e terracotta e le sculture in polistirolo si fanno segno concreto di una ricerca che fonde mito e memoria.
Asaro si confronta con un’eredità artistica che affonda nel fermento degli anni Cinquanta, in particolare con l’astrattismo di forma e segno definito a Roma da maestri come Pietro Consagra e Carla Accardi. Tuttavia, è il ritorno al reticolo di Gibellina e alla Porta del Belice a segnare l’epicentro della sua poetica attuale.
Attraverso il simbolo universale del Labirinto, l’artista ritrova le radici più antiche della Sicilia. Questo simbolo arcaico, vivo dalla Creta minoica alle tradizioni indoeuropee, esprime il desiderio di rinascita e conoscenza, erigendosi a filo di Arianna per guidare il ritorno all’essenza.
Per Asaro, il Labirinto è rifugio, avventura e spirale del tempo; un rito e una “forma mossa” che, come insegnava il filologo ungherese Károly Kerényi, vive nel gesto.
Dopo aver narrato la sua terra con l’energia vibrante del mare nella personale romana Le Visioni di Frontiera (2023) e aver riportato alla luce la storia complessa dell’isola ne I Trionfi di Sicilia (Dal Negro, 2022), Asaro si immerge ora nel profondo.
La nuova ricerca si concentra sul mito degli Elimi, i “troiani di Sicilia”, e sul culto della Dea Madre, Venere Ericina, signora dei cicli naturali e del mondo sotterraneo, sorella mediterranea di Demetra e Persefone. È una potente energia arcaica che include echi della mistica dionisiaca e i “segreti del vino”, con il richiamo al mito siciliano che vuole Dioniso figlio di Persefone e Zeus, fino al rito della Kora, la circumambulazione rituale.
A completare e vivificare la scena artistica si inserisce l’arte performativa di Rossana Abritta. Traendo ispirazione dalla figura del Minotauro, la performance indaga l’ibrido umano e selvaggio.
Il Labirinto, dimora del Minotauro e metafora dell’essere, si trasforma in uno spazio meditativo dove la corporeità diventa misura del mondo e la forma, per sua natura impermanente, si traduce in pura esperienza.
Le opere di Asaro, già celebrate in mostre come Visioni di Artista tra Oriente e Occidente al Convento del Carmine di Marsala, curata da Carla Messina, continuano dunque a proporsi come evocazione di storie e civiltà a confronto, tracciando con il segno astratto del labirinto una via profonda tra arte, storia e contemporaneità.

















