La Regione stanzia fondi per restauro di dimore storiche: c’è anche Casa d’Alì a Trapani

C’è anche Casa d’Alì a Trapani – per la quale è previsto “il restauro e miglioramento della fruizione della casa-museo” – tra le dimore storiche siciliane per le quali il governo regionale ha stanziato contributi per procedere a lavori di messa in sicurezza e/o restauro. E’ pronta, infatti, la graduatoria dei finanziamenti – per oltre un milione e mezzo di euro – stilata da una commissione composta da funzionari del dipartimento dei Beni culturali.

A usufruire delle risorse, al momento, saranno nove edifici. A Palermo la Casa Florio “I quattro pizzi” dell’Arenella (lavori di restauro e messa in sicurezza); Palazzo Alliata di Pietratagliata (manutenzione straordinaria e installazione di un ascensore per disabili; Villa Spina (completamento del restauro); Villa Lampedusa (messa in sicurezza delle strutture); Palazzo Filangeri (restauro dei prospetti e delle coperture) e, appunto, la dimora appartenente alla famiglia dell’ex senatore trapanese di Forza Italia. 
L’abitazione, nel centro storico cittadino, che appartiene alla famiglia dal 1806 e ha visto avvicendarsi otto generazioni, è attualmente abitata da Antonio d’Alì. Il progetto, che prevede la creazione di una galleria di arte contemporanea al primo piano dell’immobile, è stato redatto da un pool di architetti di Trapani e Milano. 

E ancora, nel provvedimento della Regione, sono previsti interventi a Villa de Cordova di Sant’Isidoro a Bagheria, (restauro e messa in valore della villa); a Palazzo San Demetrio a Catania (consolidamento e ripristino del prospetto e adeguamento dei locali per la pubblica fruizione); al Castello baronale di Roccavaldina, in provincia di Messina (completamento delle opere di restauro e consolidamento).

«Con questa iniziativa – spiega il presidente Nello Musumeci – la Regione intende fare concorrere anche i beni privati al patrimonio culturale siciliano. Si tratta di un primo significativo investimento triennale che intendiamo rinnovare nei prossimi anni. Il risultato sarà quello di inserire nel circuito della valorizzazione e della fruizione pubblica, attraverso una forma di partenariato tra Pubblica Amministrazione e privati, edifici di pregio che raccontano la trama della nostra storia».

I finanziamenti discendono dalla legge regionale 8 del 2018 grazie alla quale gli Assessorati dei Beni culturali e dell’Economia hanno stanziato – per il triennio 2018/2020 – due milioni e trecentomila euro. Le risorse serviranno per co-finanziare le spese sostenute dai proprietari, possessori o detentori a qualunque titolo di edifici dichiarati di importante interesse culturale ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio. La condizione fondamentale è che siano aperti periodicamente al pubblico e fruibili da cittadini e visitatori. La Regione interviene nella misura massima del 50 per cento della somma richiesta, fino a un massimo di duecentomila euro.

Sono previste opere di restauro, consolidamento, manutenzione ordinaria e straordinaria ma anche lavori di somma urgenza per l’eliminazione di situazioni di rischio connesse al bene culturale. E’ possibile eseguire anche lavori per la realizzazione di strutture o impianti volti alla valorizzazione del bene o al suo utilizzo innovativo. L’abbattimento delle barriere architettoniche e l’efficientamento energetico sono ulteriori requisiti per l’accesso al finanziamento.

I proprietari degli immobili hanno sottoscritto con l’amministrazione regionale un atto di convenzione – della durata di dieci anni – con il quale si impegnano a rendere fruibili al pubblico le loro dimore storiche, e a renderle disponibili, almeno una volta al mese, anche per attività didattiche e scientifiche.

Particolare attenzione è stata riservata al controllo dei finanziamenti. Sarà facoltà dell’amministrazione effettuare, in ogni momento, controlli sull’utilizzo delle risorse finanziarie erogate, sui rendiconti e sull’avanzamento dei lavori che, in ogni caso, dovranno essere ultimati entro diciotto mesi dalla concessione del contributo. Le domande possono essere presentate entro il 31 marzo di ogni anno.