La memoria e l’indifferenza

Una riflessione intensa e senza sconti che va oltre il racconto dell’emergenza e chiama in causa le coscienze di tutti.

Il sindaco di Petrosino, Giacomo Anastasi, affida oggi alla stampa un pensiero che intreccia le devastazioni causate dal ciclone Harry con il silenzio che avvolge centinaia di vite scomparse nel Mediterraneo, proprio nella Giornata della Memoria dedicata alle vittime della Shoah. Un intervento che non è solo cronaca o commento politico, ma un appello etico contro l’indifferenza e la rimozione del dolore dell’altro, che pubblichiamo integralmente.

L’impeto del Ciclone Harry che si è scatenato contro le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna ha causato devastazioni. Stiamo adesso analizzando i danni. Stimando i costi. Sono stati giorni concitati il 19 e il 20 gennaio. Da Sindaco di un comune fortemente colpito sulla costa sud del trapanese, ho vissuto con trepidazione e ansia quelle ore. La macchina della protezione civile a livello comunale e regionale ha, per fortuna, ben reagito e sono stati scongiurati danni peggiori. Non ci sono state vittime, sottolinea il Ministro del Mare e ne siamo tutti felici. Questa ennesima manifestazione della forza della natura sarà magari l’occasione per riflettere e più seriamente agire sui cambamenti climatici. Chissà. O più probabilemte anche l’ennesimo disastro lascerà i negazionisti fermi sulle loro posizioni; i sostenitori del climate change ancora piu arrabbiati ed esasperati; la maggior parte delle persone nel loro torpore e nella loro inerzia.

Ma oggi non mi scandalizza tutto ciò. Oggi, giornata tra l’altro della Memoria in cui dovremmo ricordare uno dei più feroci genocidi della nostra storia recente, a scandalizzarmi è altro. É il silenzio ferocissimo e spietato di quel Ministro. Il silenzio di tanti giornali e di chi fa informazione, della politica e, in generale, il silenzio di tanti, troppi di noi. Un silenzio spietato. Il silenzio che tace di quelle 8 imbarcazioni partite dalle coste tunisine e che sono state travolte dal Ciclone. Il silenzio assordante di chi ha ignorato quelle quasi 400 persone partite dalle coste della Tunisia e di cui non abbiamo avuto più notizie.

Tante le segnalazioni di Alarm Phone. La ONG SOS Mediterranee riferisce di almeno 380 persone. Un superstite recuperato ha parlato di almeno altre 50 persone sulla sua imbarcazione. Delle altre 7 barche partite da Sfax non c’è traccia. Non c’è parola. Non c’è pianto. Non c’è dolore. Quasi 400 vite sono inghiottite dalla furia del Ciclone in questo cimitero che è ormai da anni il nostro Mare Mediterraneo e nessuno ne parla. Questa indifferenza a me spaventa più del Ciclone Harry. Più della forza della natura e dei suoi cambamenti a prescindere che siano causati o meno dall’uomo. A scandalizzarmi e sconvolgermi é questa indifferenza. La rimozione e la disumanizzazione dell’altro. La globalizzazione dell’indifferenza come la chiamava Papa Francesco. 400 donne, uomini e bambini sono risucchiati in questo mare a pochi chilometri da noi e noi non siamo più capaci non dico di indignarci, non dico di reagire. Ma almeno di avere un sussulto di pietà. Di riconoscere il dolore. Di sentirlo. Invece, solo indifferenza e silenzio.

Il genocidio é indicibile scriveva qualcuno. Tanto profondo è l’abisso dell’abominio. La Giornata della Memoria serve a coltivare il ricordo. A provare, se non a dire una parola, almeno a tracciare un segno di quel male che non si può pronuciare. Ma è impossibile ricordare, coltivare memoria se non siamo più capaci di riconoscere il dolore dell’altro e l’altro nel dolore. Se non siamo più in grado di vivere nel presente riconoscendo nell’altro tutta la sua irriducibile e sacra umanità.
Il Ciclone Harry si è portato via strade, pezzi di ferrovia, tratti di arenili che ricostruiremo più solidi di prima. Niente invece ci riporterà quelle vite. Se queste morti non usciranno dalla loro spietata invisibilità. Se non troveremo le parole per dirle. Se non sarà più dolore, scandalo, pietra d’inciampo la morte di un uomo, avremo perso totalmente noi stessi e il legame che ci unisce e che ci fa abitanti e ospiti della comunità umana. 

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