La lite e la minaccia del suo allenatore: Elena Vella torna a Trapani

La giovane cestista trapanese ha lasciato Vicenza dopo ciò che ha subito dal suo allenatore

Un litigio, in campo, può capitare. Quello che è successo a Vicenza, però, è decisamente troppo. Vicenza ha appena perso contro Mantova nel campionato di A-2 femminile di pallacanestro. Il clima è teso, Claudio Rebellato parla con le sue giocatrici, fa i complimenti alla squadra nonostante la sconfitta ma le giocatrici non la prendono benissimo perché ci tenevano a vincere.

Poi c’è l’esplosione. L’allenatore sente qualcosa, si gira verso la trapanese Elena Vella e comincia a urlare di tutto. Sembrerebbe abbia anche detto: «Ti ammazzo». Cala il gelo.
Secondo alcune ricostruzioni Rebellato si sarebbe poi girato per cercare anche una sedia da lanciare. La società ha smentito quest’ultimo episodio, ma non la violenza verbale. Intollerabile. Inaccettabile e ingiustificabile per la giovane trapanese che ha lasciato la squadra e Vicenza.

Tornerà a Trapani Elena, play-guardia classe 2000 e astro nascente della pallacanestro femminile. Tornerà a casa dopo quanto accaduto: «Ho deciso di non accettare tutto ciò – afferma la giovane giocatrice –, nonostante le scuse dell’allenatore, Claudio Rebellato, ho deciso che non posso ignorare quanto sia successo. Da quando ho 13 anni sono in giro per l’Italia a giocare a pallacanestro. Spero che quanto sia successo a me sia un monito per tutto il movimento e che non accada più».

Adesso Elena è in attesa di una squadra. Vella, infatti, ha chiesto la rescissione. Vicenza ha provato a ricucire ma forse è troppo tardi. «La società depreca quanto capitato tra l’allenatore e la giocatrice Elena Vella – si legge in una nota –, biasimando le parole espresse dall’allenatore. Ritiene che l’evento sia stato amplificato con esagerata risonanza avvenuta sui media. Smentisce perché non avvenuto il fatto che Rebellato abbia tentato di scagliare una sedia contro la giocatrice». Vicenza ha preso atto della richiesta di Elena Vella «e, scusandosi ancora con lei, le augura di ritrovare quanto prima tranquillità e serenità e di conseguire i maggiori successi nella vita».

Insomma, addio e grazie di tutto. Ma è normale una situazione del genere? Gli animi si possono accendere, ma siamo sicuri che questo sia la pallacanestro che amiamo? Bastano le scuse dell’allenatore o dovremmo cominciare a pensare che determinate cose non dovrebbero proprio esistere? E non c’entra nemmeno il concetto di violenza verso una donna. È proprio la violenza, questa volta psicologica, che nello sport va eliminato. Sia che in campo scenda un uomo, sia che tocchi ad una formazione femminile. Diversamente, scendere in campo con un segno rosso in faccia contro la violenza è solo ipocrisia.