Stop definitivo alle sanatorie edilizie nei 150 metri dalla battigia marina in Sicilia. A stabilirlo è la Corte Costituzionale con la sentenza del 23 maggio scorso, che conferma la piena legittimità del vincolo di inedificabilità assoluta previsto dalla legge regionale Siciliana 78 del 1976 – e successivamente rafforzato dalle modifiche del 1985 e dalla legge di interpretazione autentica del 1991 – anche per le strutture private.
La Consulta ha così respinto i dubbi di legittimità sollevati dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Sicilia che aveva ricevuto 18 appelli tesi a ottenere l’ammissibilità a sanatoria per immobili abusivi in zona costiera. Secondo la Corte, la legge del 1991 – che chiarisce il carattere assoluto del vincolo in questione – è da considerarsi pienamente conforme ai principi costituzionali e al quadro normativo ambientale.
Non si tratta solo di un pronunciamento tecnico: la decisione pone un argine chiaro a una certa stagione politica che puntava a riaprire varchi in materia di condoni edilizi, anche in zone di alto pregio ambientale.
Non a caso, a commentare la pronuncia della Consulta è stata la deputata del Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana Cristina Ciminnisi, componente della Commissione Ambiente, che ha definito la decisione “l’ennesima bocciatura del governo Schifani”.
«È evidente – ha dichiarato Ciminnisi – l’ostinazione del centrodestra siciliano nel perseguire una politica delle sanatorie che non può trovare accoglimento nel nostro ordinamento, perché in contrasto con le leggi che tutelano il paesaggio costiero e una pianificazione ordinata del territorio. Una propaganda politica miope che, promettendo sanatorie notoriamente incostituzionali, indebolisce la credibilità delle istituzioni e alimenta le diseguaglianze tra i cittadini rispettosi delle leggi e chi oggi spera di aggirarle con una scorciatoia legislativa».
Secondo la deputata 5 Stelle, il pronunciamento impone adesso un cambiamento di passo netto: «Serve più controllo sul territorio, un nuovo finanziamento del fondo di rotazione per le demolizioni – una norma fortemente voluta dal M5S nella passata legislatura – e meno burocrazia nell’applicazione dei nuovi strumenti di pianificazione territoriale così come disciplinati dalla legge 19/2020».
Con la sentenza della Consulta, si spegne dunque anche il tentativo – avanzato durante questa legislatura – di introdurre una sanatoria edilizia per immobili in riva al mare già confiscati alla criminalità organizzata e assegnati ai Comuni. Una proposta che era stata inizialmente inserita nel recepimento del cosiddetto “Salva Casa” nazionale, ma che è stata successivamente bocciata in Commissione all’ARS.
Il pronunciamento della Corte Costituzionale chiude il cerchio, riaffermando l’impossibilità di ogni deroga in materia e confermando che la tutela del paesaggio – sancita dall’articolo 9 della Costituzione – prevale su qualsiasi interesse particolare, anche quando mascherato da emergenze abitative o utilizzi pubblici.
















