Si apre oggi, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani, l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta della Procura sui ritardi nei referti degli esami istologici all’Asp.
Un passaggio cruciale per raccogliere e cristallizzare prove e testimonianze destinate a pesare nel processo.
Tra i primi a essere ascoltati c’è Maria Cristina Gallo, la docente di Mazara del Vallo che, dopo aver atteso per otto mesi l’esito di un esame istologico, ha scoperto in ritardo di essere affetta da un tumore al quarto stadio. La sua vicenda, oggetto anche di una interrogazione parlamentare, ha fatto emergere una realtà inquietante: oltre 3.300 referti non ancora consegnati tra il 2024 e il 2025, principalmente provenienti dai reparti di Anatomia Patologica degli ospedali di Trapani e Castelvetrano.
L’inchiesta, coordinata dalle sostitute procuratrici Sara Morri e Antonella Trainito, ha già portato all’iscrizione di 19 persone nel registro degli indagati: tra loro medici, tecnici di laboratorio e infermieri, con accuse che spaziano dall’omicidio colposo all’omissione di atti d’ufficio. L’Asp di Trapani e l’Assessorato regionale alla Salute sono stati riconosciuti come parti lese.
L’udienza di oggi serve a stabilire se, e in che misura, i ritardi abbiano aggravato le condizioni cliniche dei pazienti o, in alcuni casi, contribuito alla morte. Sarà ascoltato anche Vito Scurto, un altro paziente coinvolto, mentre le difese hanno depositato memorie e richieste di chiarimenti per i periti, in particolare quelle degli avvocati di quattro tecnici di laboratorio, mentre per un’infermiera si chiede l’archiviazione della sua posizione sostenendo l’estraneità ai fatti.
Nella lista degli indagati compaiono anche l’ex primario di Anatomia Patologica dell’ospedale di Trapani, la sua successora e alcuni medici.
Dalle carte della Procura e dalla relazione degli ispettori inviati a suo tempo dalla Regione e dal Ministero, emerge un quadro allarmante: il sistema informatico per la tracciabilità dei referti non è mai stato attivato, mancava un protocollo per smaltire l’arretrato e, secondo gli inquirenti, il direttore del reparto di Anatomia Patologica non ha adottato misure correttive, ignorando persino indicazioni della Direzione strategica dell’Asp.
La vicenda ha già provocato le dimissioni del direttore generale Ferdinando Croce – che pure, emersa la problematica, si era attivato per smaltire l’arretrato tramite convenzioni con strutture esterne. Soluzione poi seguita anche dalla Regione e che ha portato all’azzeramento dei campioni ancora da refertare con le relative diagnosi inviate ai pazienti.

















