Inchiesta “Sorella Sanità”, l’ex direttore dell’Asp di Trapani Damiani ammette di aver preso denaro

L’ex direttore generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani, in carcere dallo scorso 21 maggio dopo l’arresto per corruzione nell’ambito dell’indagine “Sorella Sanità”, avrebbe ammesso, come riporta un articolo sul Giornale di Sicilia di oggi, di aver preso soldi: «Effettivamente – dice a verbale l’ex
dirigente dell’Asp 6 ed ex coordinatore della Centrale unica di committenza della Regione – ho ricevuto da Salvatore Manganaro 50 mila euro il 4 dicembre 2018», poi dirà che erano 37 mila. C’era pure un bancomat a sua disposizione, con prelievi da 20 mila euro. Lui dice di averlo restituito ma in mano ai pm ci sono eloquenti messaggi inviatigli da Manganaro su una chat che lo smentirebbero.

Le ammissioni di Damiani davanti ai pm di Palermo e in presenza dei propri avvocati risalgono allo scorso 29 luglio ma, secondo gli inquirenti, sarebbero parziali così come quelle del faccendiere Manganaro, anche lui in carcere dal 21 maggio e sottoposto già a tre interrogatori.
Ieri, intanto, il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso con cui la Procura di Palermo chiedeva la custodia cautelare in carcere per un altro degli indagati, Antonio Candela, l’ex commissario anti-Covid della Regione, che quindi resta ai domiciliari.

Prese una tangente, Damiani? «Posso affermare di non avere ricevuto da Manganaro altro denaro», riporta ancora l’articolo sul Giornale di Sicilia di oggi. «In realtà il mio rapporto con lui é particolare – aggiunge Damiani – mi ha fatto alcuni favori, nel senso che era sempre disponibile con me, che so, a
procurarmi un passaggio quando ne avevo bisogno e cose simili. Ma è capitato anche che sia stato io ad aiutarlo, come nella primavera del 2019, quando abbiamo fatto una vacanza con le famiglie e Manganaro aveva finito i soldi. Fui io a dargli i soldi che gli servivano in quel momento».

L’accusa collega quella dazione – attestata dalle intercettazioni – a una serie di favori fatti da Damiani e Manganaro alla Siram, la società campana che si era aggiudicata un appalto da 126 milioni per la fornitura dei vettori energetici e per la gestione, conduzione e manutenzione degli impianti tecnologici
dell’Asp di Palermo, ma Damiani avrebbe affermato che non vi era un collegamento tra questo denaro e atti contrari ai suoi doveri di ufficio. Sarebbe stato Manganaro – secondo la sua versione fornita agli inquirenti – ad aver fatto credere alla società che il merito era di Damiani e di un altro soggetto e, per questo motivo, aveva ottenuto la consegna del denaro e di cui volle riconoscergli una parte, appunto i 37 mila euro. «Purtroppo li ho presi», ha ammesso l’ex direttore generale.