Imprenditore trapanese perde affare e moglie, la mafia lo minaccia di “cose tinte”

Avrebbe dovuto fornire mobili all’Ars ma finì fuori dall’affare, il boss di Paceco gli rubò la moglie e la mafia di Trapani gli fece sapere che rischiava “cose tinte”.

E’ la vicenda di un imprenditore – rivelata oggi in un lancio per l’agenzia Agi a firma di Marco Bova – raccolta nel verbale acquisito agli atti del processo all’ex deputato regionale trapanese Paolo Ruggirello, arrestato lo scorso anno nel blitz “Scrigno” dei Carabinieri di Trapani e imputato per associazione mafiosa, attualmente in corso, assieme ad altre sette persone, davanti al Tribunale del capoluogo.

Si tratta del 47enne Vito Gulotta, tra i responsabili della “Gulotta Design”, ditta di arredamenti intestata alla moglie, che tramite l’intervento del politico trapanese stava contrattando l’affidamento di una fornitura di mobili e arredi per ufficio alla Regione Siciliana. 

“Se ben mi ricordo mi sono recato in due diverse circostanze a Palermo, presso la sede dell’Ars – ha detto Gulotta, sentito a sommarie informazioni dai Carabinieri di Trapani – e la prima volta mi sono recato con Giuseppe Salerno”, riferendosi al figlio di Carmelo Salerno, il boss di Paceco arrestato nel blitz Scrigno, per cui la Dda di Palermo ha chiesto la condanna a 20 anni di carcere con il rito abbreviato. La moglie da tempo lavorava in uno degli ortofrutta gestito dai Salerno e, attraverso questo canale, l’uomo era riuscito a mettersi in contatto con Ruggirello.

“Ricordo che, all’ingresso – prosegue nel verbale Gulotta – il personale addetto mi chiese di consegnare il mio documento d’identità, richiesta alla quale ottemperai, mentre Giuseppe Salerno entrò senza esibire alcun documento, dopo aver contattato l’ex deputato Paolo Ruggirello che ci attendeva nel suo ufficio”.

L’imprenditore ha raccontato di essersi recato poi da solo all’Ars, dove un funzionario “mi fece intendere che la somma mi sarebbe stata corrisposta a prescindere dalla consegna, almeno questa fu la mia impressione. Non posso comunque escludere che il funzionario abbia fatto una semplice battuta”.
A domanda specifica, Vito Gulotta ha riconosciuto il dipendente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giuseppe Mirici Cappa, già intercettato con Ruggirello, proprio su questa vicenda. “Dopo che gli abbiamo fatto prendere alla Regione 12 mila euro di lavoro! Avanziamo soldi semmai!”, diceva intercettato Giuseppe Salerno, il 13 settembre 2015, riferendosi alla fornitura dei mobili all’Ars. Nonostante le lunghe indagini, però, non si è ancora accertato se la cifra sia stata erogata, anche perchè Gulotta finì fuori dalla gestione dell’azienda.

“Se ben ricordo, nell’autunno 2015”, un amico pretese un incontro con Gulotta, in cui gli disse che “Franco Orlando (boss di Trapani, anche lui arrestato nella operazione “Scrigno” e per cui sono stati chiesti 20 anni con il rito abbreviato) gli aveva detto di riferirmi che dovevo accettare la mia situazione familiare, lasciando libera mia moglie di poter frequentare Carmelo Salerno, altrimenti testualmente, mi disse ‘che sarebbero successe cose tinte'”.

L’imprenditore ha raccontato anche di aver avuto timore di rivolgersi alle Autorità, “anche perchè Carmelo Salerno, tra le altre cose, mi inviava delle foto con in braccio il piu piccolo dei miei figli, quasi a voler dire “tuo figlio è nelle mie mani”.