Il giorno delle decadenze: sarà il colpo del KO per Tranchida & friends? [EDITORIALE]

L’EDITORIALE DI BRUNO CONFORTI

Oggi è il giorno delle decadenze.
E l’atmosfera, almeno politicamente, sembra quella di una notte dei lunghi coltelli. Coltelli politici, naturalmente. Ma non per questo meno affilati.

Leggendo i post di alcuni consiglieri che ormai sembrano sentirsi sull’orlo del precipizio, affiorano racconti, retroscena, strategie, possibili “salvaposto”. Vecchie alleanze scricchiolano, gli amici di ieri potrebbero negarsi un voto e qualcuno sembra pronto a colpire alle spalle chi, magari fino a ieri, sedeva dalla stessa parte.

E alla fine, in tutta questa vicenda, c’è quasi un paradosso.
La macchina amministrativa di Giacomo Tranchida, che in questi anni è sembrata irrefrenabile e ha attraversato scontri politici durissimi e battaglie titaniche (l’ultima con Antonini), rischia di andare a sbattere non contro un grande avversario politico, ma contro un cavillo regolamentare.

Qualche giorno fa ho scritto quanto ritenessi intollerabile che un comunicato prettamente politico proprio sul tema delle decadenze venisse veicolato attraverso la pagina istituzionale del Comune.
Forse, per la durezza di quella presa di posizione, avrò dato a qualcuno la sensazione di essere tra i sostenitori delle decadenze.
Ma non è così.

Il mio non è un essere “contro” questa amministrazione. Quello che non ho mai apprezzato (e che continuo a non apprezzare) è un metodo politico nel quale la gestione degli equilibri e del potere rischia di diventare più importante del bene comune; nel quale la fedeltà politica può finire per pesare più delle capacità amministrative e l’appartenenza più della competenza.
Staffette, cambi, nuovi equilibri, redistribuzioni di ruoli e percorsi politici talmente articolati che persino il compianto Cencelli avrebbe potuto frequentare un corso di aggiornamento.
È questo il metodo che critico.

Perché quando la fedeltà prevale sulla capacità, il problema smette di riguardare soltanto la politica e i suoi equilibri interni. Alla fine il conto arriva sempre allo stesso destinatario: il cittadino.
Ma proprio per questo non posso criticare un metodo perché antepone la convenienza al bene comune e poi, quando quella convenienza coincide con ciò che potrebbe farmi comodo, utilizzare lo stesso metodo.
Ed è qui che entra in gioco la coscienza.

Se oggi fossi chiamato a esprimere quel voto, la mia coscienza, probabilmente anche per un’idea un po’ romantica che continuo ad avere della politica, mi porterebbe a non votare la decadenza.
Non perché approvi tutto ciò che è stato fatto e nemmeno perché abbia cambiato opinione sui metodi che ho criticato.
Semplicemente perché non riuscirei ad affidare a un cavillo del regolamento comunale il compito di chiudere una partita politica.
Una cosa è il giudizio su come si amministra. Un’altra è il metodo con il quale si decide di mettere fine a un’esperienza amministrativa.

E forse la coerenza si misura proprio quando sarebbe più facile dimenticarsene.
Molto tempo fa, quando cominciò a circolare il tema delle decadenze, realizzai una piccola parodia.
Voleva ironizzare proprio sul possibile regolamento di conti all’interno del Consiglio comunale: gli amici di un tempo che, arrivato il momento decisivo, avrebbero potuto negarsi reciprocamente il voto pur di agevolare le rispettive decadenze.
Ispirandomi al ritmo del compianto Rino Gaetano, immaginai gli “amici” del Consiglio scambiarsi, quasi come un dispetto tra vecchi compagni di viaggio, un semplice e beffardo:

“Non ti voto più”.

Era una provocazione.
Mai avrei pensato che si sarebbe arrivati davvero al giorno in cui quelle decadenze sarebbero state messe ai voti.
E invece quel giorno è arrivato.
Così oggi ho ripreso quel montaggio realizzato alcuni mesi fa e ho deciso di condividerlo.
Non per dire ai consiglieri come devono votare.
Al contrario, l’invito che mi sento di rivolgere a ciascuno di loro è uno solo:
votate secondo coscienza.
Che sia decadenza o non decadenza, assumetevi fino in fondo la responsabilità del vostro voto.
Votate per la decadenza se siete davvero convinti che sia giusto farlo. Votate contro se siete altrettanto convinti che sia quella la scelta giusta.

Ma non votate per convenienza.
Non per salvare qualcuno.
Non per colpire qualcun altro.
Non per restituire un favore.
Non per consumare una vendetta.
Non per conservare un posto o preparare quello di domani.
Perché oggi, dietro ogni voto, sarà inevitabile cercare una strategia, un accordo, un interesse o un regolamento di conti.

Il modo migliore per smentirlo è che dietro quel voto ci sia soltanto una convinzione.
La propria.
E che, al di sopra delle strategie, delle appartenenze, delle convenienze e dei conti lasciati in sospeso, rimanga una sola domanda: è davvero la cosa giusta per il bene della città?

Radiogiornale Playlist
Caricamento notizie...
Venerdì 9 ottobre al Complesso San Domenico orientamento gratuito tra università, ITS e mondo del lavoro
Da oggi sono due le piattaforme operative alle Mura di Tramontana
L'uomo si trovava agli arresti domiciliari. Ascoprire la droga i Carabinieri
I volontari saranno presenti nei pressi dei plessi scolastici interessati, fornendo supporto agli studenti e alle famiglie nelle fasi di attraversamento
Modifiche alla viabilità il 14 e 15 ottobre, con deviazioni
Dopo Maltese e Callari, cresce l'inquietudine tra i tifosi per le partenze in un momento cruciale della stagione
La deputata M5S sollecita il sindaco La Sala sui documenti richiesti dall’Autorità di Bacino