Un’intervista che profuma di vino e passione, quella con Ignazio Perez, neo vincitore del concorso “Miglior Sommelier del Marsala”, tenutosi alle Cantine Florio di Marsala.
Con lui abbiamo parlato di emozioni, di tradizione, del valore di un titolo che non è solo personale ma anche collettivo, e naturalmente del vino simbolo della nostra terra.
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Ignazio, sei ufficialmente il nuovo “Miglior Sommelier del Marsala”. Ci racconti com’è andata questa esperienza alle Cantine Florio?
Grazie mille, è stata un’emozione grandissima. La delegazione AIS di Trapani, guidata da Giuseppe Vultaggio, sta facendo un lavoro straordinario. Questo traguardo, però, non lo considero solo mio: è il risultato di un percorso di squadra, fatto di passione, studio e condivisione. Vincere il titolo di miglior sommelier del Marsala è un onore perché significa rappresentare un’icona enologica che ha portato la Sicilia e l’Italia nel mondo, un vino che ha attraversato i secoli e continua a mantenere intatta la sua magia.
Un titolo vinto che ti farà compagnia fino al 2027. Com’è stata la sfida?
Sì, terrò questo titolo per due anni. È stata una competizione intensa, con colleghi provenienti da tutte le delegazioni siciliane dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier). Circa venti sommelier in gara, un clima di grande rispetto e spirito di appartenenza. È stato bello confrontarsi, ma anche condividere la passione comune. E poi, senza la voglia di mettersi in gioco, non si scriverebbero le pagine più belle della vita.
Il sommelier oggi non è più solo colui che serve il vino a tavola. Che ruolo ha secondo te?
Esatto. Oggi il sommelier è un comunicatore, un divulgatore del vino. Deve saper parlare a pubblici diversi: appassionati, professionisti, produttori. È una figura trasversale che unisce competenza tecnica e capacità comunicativa. Nei concorsi, infatti, si affrontano prove di degustazione alla cieca, di servizio, di abbinamento e di comunicazione: tutte componenti fondamentali di questo mestiere.
A proposito di degustazione alla cieca, come funziona?
La bottiglia è coperta e il sommelier deve analizzare il vino senza conoscerne nulla. Si osserva il colore, si annusa il profumo, si assaggia, si valuta. È un esercizio di sensibilità e concentrazione che allena l’esperienza. A volte si indovina, a volte no, ma in ogni caso è sempre un’occasione di crescita e confronto.
Parliamo allora del protagonista assoluto: il Marsala. Come si racconta un vino così complesso?
Spiegare il Marsala in pochi minuti è quasi impossibile! In generale si distingue tra Marsala vergine e Marsala superiore. Il primo prevede solo l’aggiunta di alcol, il secondo anche di mosto cotto o mistella. Da queste basi nascono tante varianti: secco, semisecco, dolce; oro, ambra, rubino… In totale esistono decine di tipologie. È un vino fortificato, ma soprattutto un vino vivo, che evolve nel tempo. Durante la serata finale del concorso abbiamo degustato un Marsala Vergine Riserva del 1946: dopo quasi 80 anni era ancora luminoso e vibrante, una vera emozione.
Un vino che sembra adattarsi a ogni momento, dall’antipasto al dolce.
Proprio così. Il Marsala è versatile, perfetto per accompagnare piatti complessi o momenti di relax. Io al concorso ho abbinato un vergine riserva a un antipasto, un semisecco a un secondo e un dolce con un formaggio erborinato. Ma il bello del Marsala è che può anche semplicemente accompagnare una chiacchierata tra amici sul divano: è un vino da condividere.
E dove possiamo trovarlo oggi?
La cosa più bella è scoprirlo direttamente nelle aziende e nelle cantine, dove si capisce davvero la storia e la passione che ci sono dietro. Il Marsala è presente in molte carte di ristoranti e in diverse enoteche, ma nulla vale come una visita alle cantine storiche: lì si respira la sua anima.
Il Marsala ha avuto un periodo difficile negli anni ’60-’70. Come sta oggi questo vino?
È vero, in quegli anni si è puntato più sulla quantità che sulla qualità, e il vino ha perso parte del suo prestigio. Ma oggi stiamo assistendo a una rinascita. I gusti cambiano, certo, e il Marsala con i suoi 18 gradi ha un mercato più di nicchia, ma l’obiettivo è far capire che non serve bere quattro spritz per fare un aperitivo: basta un calice di Marsala per vivere un’esperienza autentica.
Ignazio, ti aspetta un biennio intenso da ambasciatore del Marsala nel mondo.
Sì, e non vedo l’ora! Il mio obiettivo è continuare a raccontare il Marsala, a farlo conoscere, a farlo amare. È un vino che parla di noi, della nostra terra, della nostra storia. E merita di essere ascoltato.
Un brindisi al Marsala, dunque, e a Ignazio Perez, che con passione e competenza ne porterà il nome nel mondo fino al 2027.

















