Il Castello della Colombaia assegnato ad azienda palermitana

L’isolotto della Colombaia è stato assegnato ad una azienda palermitana, la “Gianluca Seidita” legata a un gruppo spagnolo. Si è conclusa la procedura di aggiudicazione avviata nel 2018 dalla Regione Siciliana. Il progetto prevede la realizzazione di un polo museale nella parte della torre e di attività turistiche e culturali nella zona dei magazzini.
Sono state tre le buste con le offerte presentate per l’affidamento del sito e l’apposita commissione nominata dagli uffici regionali ha ritenuto l’offerta dell’azienda palermitana la più congrua. Entro 15 giorni sarà anche determinata la durata della concessione e il canone di affitto. I vecchi capannoni presenti sull’isolotto saranno riconvertiti per ospitare attività ricettive e commerciali mentre la torre sarà destinata a museo e convegnistica. Non è ancora certo se sarà realizzato un collegamento con alla terra ferma o se l’isolotto resterà raggiungibile solo via mare come è attualmente.

A battersi in questi anni per il recupero del monumento è stata l’associazione “Salviamo La Colombaia” che più volte ha denunciato lo stato di degrado del sito. “Abbiamo atteso 17 anni per conoscere la sorte della Colombaia – si legge nella nota a firma di Luigi Bruno – . Quando iniziammo ad interessarci delle sue condizioni faceva parte del Demanio marittimo ed ottenevamo l’autorizzazione per recarci sull’isola con il divieto assoluto di entrare nel castello a causa delle disastrate condizioni. Dopo il passaggio al Demanio della Regione Sicilia si aprì uno spiraglio attraverso il quale ritenevamo di essere arrivati al punto in cui la struttura potesse avere le attenzioni necessarie per conseguire lo scopo prefisso che era quello della sua definitiva ristrutturazione. Conoscendo le condizioni di base della concessione – concludono dall’associazione – auspichiamo di potere creare e mantenere un rapporto sinergico con l’organismo aggiudicatario per far si che permanga il vincolo storico che lega la Colombaia alla cittadinanza trapanesi”.

Alcune leggende collegano la Colombaia con gli esuli troiani sbarcati a Trapani dopo la caduta della loro città nel XIII secolo a.C. ma non esistono prove di questo fatto. I primi documenti storici fanno, invece, risalire la fortificazione al tempo della prima guerra punica, ad opera del cartaginese Amilcare Barca. Il nome odierno Colombaia è il calco linguistico del nome dell’isolotto in greco, Peliàdes, colomba, da cui deriva appunto anche il nome alternativo di torre Peliade. Durante quel periodo essa fu probabilmente sede del culto pagano della dea Venere Ericina, della quale le colombe erano animale sacro. Furono gli Arabi a restaurarne l’uso come faro.
Due anni dopo la battaglia delle Egadi del 249 a.C. – che vide i Romani duramente sconfitti dai Cartaginesi – il console romano Numerio Fabio Buteone attaccò e conquistò in una sola notte l’isolotto uccidendo tutti i suoi occupanti. Dopo la conquista romana la torre cadde in abbandono e fu ridotta a nido di colombe, che erano state usate come comunicazione. Durante quel periodo essa fu probabilmente sede del culto pagano della dea Venere Ericina, della quale le colombe erano animale sacro.
Durante il medioevo la torre fu ricostruita dagli Aragonesi nell’attuale forma ottagonale. Fu ampliata intorno al 1400, e divenne una fortificazione durante il regno di Carlo V, per difendere la città dalle incursioni barbaresche. Le ultime trasformazioni le subì nell’XVII secolo su ordine del viceré don Claudio Lamoraldo, principe di Ligny. Sul muro esterno della torre si può leggere ancora la lapide fatta affiggere nel 1671 dal principe. Dismessa la destinazione militare, la Colombaia fu trasformata in prigione dai Borboni dopo i moti del 1821 e, fino al 1860, ospitò i patrioti siciliani del Risorgimento, tra cui Michele Fardella, barone di Mokarta, che fu sindaco di Trapani nel 1861.