Il bacino di carenaggio rompe gli ormeggi: danni

TRAPANI – Che la Regione Siciliana, ente proprietario della struttura, avesse deciso di portarlo altrove, lontano da Trapani dove per decenni aveva rappresentato l’operosità di un popolo di mare, era cosa nota.
La notizia è che in queste ultime ore, il BACINO DI CARENAGGIO pare abbia deciso di andarsene via da solo.

L’enorme, pesante, ingombrante struttura infatti, spinta dal forte vento, e dal mare agitato anche all’interno del porto di Trapani ha rotto parte degli ormeggi e si è spostata di oltre una ventina di metri appoggiandosi su un pontile del cantiere della Liberty Lines.

I danni subiti dall’aliscafo Ammarì che era sospeso, attaccato alla gru del cantiere sembrano lievi, e fortunatamente, come ci ha confermato il Comandante della Capitaneria di Porto Franco Maltese che abbiamo sentito al telefono, non si è registrato alcun danno a persone.
Da questa mattina il personale del porto, ormeggiatori, rimorchiatori e operatori della Capitaneria, insieme col personale dell’Autorità di Sistema Portuale, stanno fronteggiando l’emergenza nell’attesa di ricevere indicazioni più precise circa il futuro del Bacino di Carenaggio.
La Regione Siciliana si è già messa in contatto con la Capitaneria di Porto di Trapani assicurando che il personale preposto ad affrontare l’emergenza si è già attivato e una volta raggiunta l’area portuale di Trapani, presa visione della situazione, darà e riceverà disposizioni in merito alla soluzione definitiva del problema.
Il rischio da scongiurare è che gli ultimi ormeggi che bloccano alla banchina la pesante struttura possano rompersi, ed il bacino di carenaggio galleggiante possa andarsene a zonzo sulle acque del porto della città.
Rimane comunque il dubbio se l’incidente di oggi sia figlio di una situazione d’incuria e di scarso controllo preventivo da parte della Regione che adesso è costretta a correre ai ripari. Ci domandiamo ma non ci rispondiamo: “Una cosa del genere sarebbe mai potuta accadere a Palermo?”

Nella quarta edizione del #Trapanisìgierre le parole del Comandante Maltese. Per ascoltare schiaccia PLAY:

Sull’argomento è prontamente intervenuta la segreteria di Trapani della CIGL:

Comunicato stampa

Si sgancia il bacino di carenaggio per il forte vento. Il segretario generale della Cgil di Trapani Cutrona “l’imperizia e la lentezza della burocrazia continuano a fare danni rallentando lo sviluppo e l’occupazione. Incuria e abbandono fanno si che giorno dopo giorno il bacino di carenaggio e il cantiere navale perdono pezzi”.

Trapani 12-3-2019. “Al porto di Trapani l’imperizia e la lentezza della burocrazia continuano a fare danni rallentando lo sviluppo e l’occupazione”.
A lanciare l’allarme sul porto di Trapani, dove il Cantiere navale è chiuso e abbandonato dal 2011 e i traffici marittimi sono drasticamente diminuiti, è il segretario generale della Cgil di Trapani Filippo Cutrona, intervenuto dopo che, per il forte vento, il bacino navale galleggiante si è sganciato danneggiando un aliscafo ormeggiato poco distante.
“E’ scandaloso – dice il segretario Cutrona – che dopo oltre un anno dalla fine dei lavori infrastrutturali del bacino non siano stati ancora avviati i lavori per la ricostruzione dell’impianto elettrico, vandalizzato negli anni di abbandono del cantiere, consentendo l’assegnazione della struttura, di proprietà della Regione siciliana. L’incidente di oggi – prosegue – è scaturito dall’incuria e dall’abbandono a se stesso di un bene pubblico per cui sono stati investiti e spesi milioni di euro, ma che oggi non è fonte di sviluppo e di occupazione di un settore nevralgico per l’economia del territorio”.
Per la Cgil di Trapani la questione del bacino di carenaggio è strettamente connessa a quella dell’area demaniale del Cantiere navale, dove il bando per l’affidamento è stato aggiudicato da una società che ha vinto la gara d’appalto, ma si attende da mesi che il Ministero dei Trasporti sottoscriva l’atto formale per assegnare dell’area.
“La vicenda del Cantiere navale di Trapani e del bacino di carenaggio – dice Cutrona – sta diventando infinita a scapito dell’economia del territorio e dei lavoratori, maestranze altamente qualificate che da otto anni attendono la riapertura della struttura. La politica e le Istituzioni dovrebbero adoperarsi per consentire la rapida ripresa e il rilancio delle attività di riparazione e di cantieristica. La realtà è, invece, quella che giorno dopo giorno il Cantiere e il bacino continuano a perdere pezzi”.