Massimiliano Errera, artista eclettico e sensibile, firma una delle opere più toccanti degli ultimi anni: “Flowers 132”, una scultura che nasce dai resti dell’auto di Carlo Palermo, distrutta nell’attentato mafioso del 2 aprile 1985. Dalle lamiere, simbolo di morte e violenza, spuntano tre fiori che diventano segno di rinascita, speranza e memoria collettiva. Nell’intervista, Errera racconta la genesi dell’opera, inaugurata oggi a Trapani, il valore simbolico della rinascita e il suo sguardo sulla città.
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Da oggi, lunedì 3 novembre 2025, potremo godere di un nuovo monumento importante per il significato e anche per la sua essenza. L’opera è di Massimiliano Errera, un artista eclettico che più volte abbiamo avuto modo di ammirare con le sue esposizioni e che adesso ci propone la genesi di questa rinascita, di questa “Flowers 132”. Iniziamo proprio dal nome: perché “Flowers 132”?
Allora “Flowers” ovviamente per richiamare i fiori, mentre il numero 132 serve a ricordare la macchina, una Fiat 132. Quindi viene da lì: da una parte i fiori, dall’altra l’auto.
Più semplice di così non poteva essere.
E poi è un nome fresco. La macchina è già abbastanza dura, quindi bisognava darle un nome più leggero, più vivo.
C’è poi nel titolo anche la parola i “rinascita”, anche perché questi fiori sbocciano, escono fuori da un rottame, da questa macchina tutta contorta che era rimasta abbandonata per anni, saltata in aria in quel tristissimo 2 aprile 1985 nella strage di Pizzolungo. Come nasce questa opera dalle tue mani?
Faccio un passo indietro. Quella macchina, che oggi vediamo come simbolo, era davvero un pugno nello stomaco. Ma va detto: è stata letteralmente salvata da una sparizione certa. Quando l’ho vista per la prima volta, non era più una macchina. C’erano pezzi ovunque: uno sportello da una parte, il cofano da un’altra, una ruota chissà dove. Dal 2021 il sindaco Tranchida mi diceva: “Dobbiamo salvarla”. Io gli rispondevo che era impossibile. Ma lui insisteva: “La dobbiamo salvare”. Così mi sono messo all’opera, l’abbiamo ricostruita e le abbiamo dato una nuova vita.
E permettimi di dire grazie al sindaco, perché l’ha voluta fortemente lui. Al di là delle critiche — perché ogni cosa che fa oggi il Comune di Trapani viene criticata — è giusto riconoscere la volontà di preservare un pezzo di memoria.
Aggiungo anche una cosa: percepisco nella città di Trapani un odio assurdo, un odio verso le persone più che verso le idee. Non è politica, è rabbia. L’altro giorno ho visto scene raccapriccianti. È vergognoso, e mi fa male dirlo.
Massimiliano, tu sei un artista, e gli artisti sono persone elette, con una sensibilità maggiore rispetto a chi si lascia distrarre dalla superficialità delle cose.
Trapani non era questo. Non era fatta di odio. Io non parlo di politica, lo ripeto. Ma oggi c’è un astio che non riconosco più.
E allora il compito degli artisti è anche questo: riportare sensibilità, umanità, memoria. Tu hai dato nuova vita al rottame della blindata di Carlo Palermo, e da quel catorcio hai fatto sbocciare dei fiori. È un messaggio potente, che serve a sensibilizzare l’opinione pubblica, non a dividerla. Oggi, chiunque passi da Piazza Vittorio Veneto potrà fermarsi davanti alla tua opera, riflettere, provare emozione. È un messaggio riuscito.
Sì, è un messaggio di speranza e di rinascita, soprattutto per i giovani. In quella zona passano tanti ragazzi, e vedere questi tre fiori che si alzano verso il cielo è come un invito a rialzarsi sempre. Sono tre fiori che non si piegano: si aprono, guardano in alto, come verso chi non c’è più. Anche nei colori c’è una ricerca profonda.
Di che materiali sono fatti?
È tutto ferro zincato e verniciato. Anche l’auto è stata trattata con prodotti specifici, perché siamo a cento metri dal mare. Non potevo semplicemente metterla lì: l’ho imbalsamata, protetta. Certo, fra dieci anni andrà ritoccata, ma durerà ancora a lungo.
Il sindaco vuole mettere una teca, soprattutto per proteggere l’opera dal vento, ma io l’avevo immaginata nuda, cruda, senza filtri.
E non sei stato l’unico a vederla abbandonata all’autoparco e poi al tribunale. In tanti si chiedevano quale destino avrebbe avuto. Oggi invece è collocata accanto al monumento ai Caduti, in Piazza Vittorio Veneto. Una scelta forte. Due monumenti nella stessa piazza: uno alla memoria militare, uno alla memoria civile. È una città che vive di assenze e presenze esuberanti, non credi?
Certo. Io non ho scelto la posizione, l’ha deciso il Comune, ma la trovo perfetta. Siamo di fronte alla Prefettura, nel cuore di Trapani, vicino alla Questura. È un luogo simbolico. E ricordiamoci che questo monumento rappresenta una ferita importante per tutti noi.
Una ferita che bisogna continuare a ricordare. Come ha detto anche Margherita Asta oggi durante la cerimonia, ci chiediamo ancora perché sia saltata in aria l’auto di Carlo Palermo, perché siano morti Barbara Rizzo e i fratellini Asta. Sono passati quarant’anni, eppure il dolore è vivo. Ti auguro, Massimiliano, che la tua opera d’arte, per il significato e per il valore che racchiude, possa fare il giro della Sicilia, dell’Italia, dell’Europa e del mondo. Che chiunque venga a Trapani dica: “Andiamo a vedere Flowers 132 – la rinascita – di Massimiliano Errera”.
Ti ringrazio di cuore. Io ho messo un fiore: adesso sta ai trapanesi innaffiarlo ogni giorno. Grazie.
La cronaca, foto e commenti sull’evento in questi articoli:
Trapani, dalla memoria alla speranza: l’abbraccio di Margherita Asta al monumento per le vittime di Pizzolungo [FOTO]
“Flower 132” il “rottame” che sfida l’oblio e l’omertà di chi non vuole essere turbato


















