“I Caduti di Trapani” di Giuseppe Romano è un’opera di memoria civile prima ancora che un repertorio storico.
Il libro, pubblicato da Quick Edizioni di Trapani, nasce da un’esigenza semplice e profonda: restituire identità, volto e storia a nomi che spesso sopravvivono soltanto su targhe stradali, lapidi, registri comunali o sacrari.
L’autore parte, infatti, dalla toponomastica trapanese e arriva a ricostruire un grande mosaico umano: quasi mille soldati, ufficiali, marinai, operai del Genio e cittadini legati a Trapani morti nella Prima Guerra mondiale e nelle guerre coloniali combattute in Africa tra il 1911 e il 1937.
Il valore principale del volume sta nel suo carattere documentario. Romano non si limita a riprendere l’opera “Trapani Eroica” di Cristoforo Ruggieri, ma la amplia attraverso il confronto con registri dello Stato Civile, atti di morte, albo dei caduti del Ministero della Difesa, ricognizioni al Cimitero comunale e altre fonti. Il risultato è un lavoro paziente, quasi archivistico, che recupera oltre trecento nominativi mancanti rispetto alla precedente tradizione memoriale.
La struttura alfabetica rende il libro facilmente consultabile, ma non lo riduce a un freddo elenco. Ogni scheda, anche quando breve, contiene elementi che trasformano il nome in una vita: luogo e data di nascita, genitori, mestiere, eventuale coniuge, reparto militare, luogo e causa della morte, sepoltura, traslazioni, decorazioni. In molti casi emergono dettagli durissimi: ferite da granata, morte per polmonite, malaria, tubercolosi, prigionia, annegamenti, affondamenti, gas asfissianti, incidenti in servizio. Il libro mostra così che i caduti non furono soltanto i morti in combattimento, ma anche i dispersi, i prigionieri, i malati, i feriti sopravvissuti per poco, i civili militarizzati e gli uomini consumati dalle conseguenze della guerra.
Particolarmente significativa è la dimensione locale. Trapani non è semplice sfondo, ma protagonista collettiva. Attraverso i suoi quartieri, le sue contrade, le sue famiglie, le sue vie e il suo cimitero, la città viene riletta alla luce di un sacrificio diffuso. Colpiscono i dati ricordati dall’autore: diciannove famiglie persero due figli al fronte, centoquaranta donne rimasero vedove, e il numero complessivo dei caduti trapanesi raggiunge quota 995.
Il tono dell’opera è apertamente commemorativo. Romano scrive con rispetto, partecipazione e senso del dovere. Non c’è distacco accademico assoluto: c’è piuttosto la volontà di impedire che quelle vite cadano nell’oblio. Questo conferisce al libro una forte intensità emotiva, soprattutto quando le biografie sono accompagnate da fotografie, immagini di navi, riferimenti ai sacrari o motivazioni delle medaglie al valore.
Tra gli aspetti più riusciti c’è l’intreccio tra microstoria e grande storia. Le vicende individuali rimandano ai grandi luoghi del conflitto: Isonzo, Carso, Monte San Michele, Monte Vodice, Bainsizza, Piave, Asiago, Pasubio, prigionia in Austria, Germania, Ungheria e altrove.
Le note esplicative aiutano il lettore non specialista a collocare geograficamente e storicamente gli eventi, trasformando il volume in uno strumento utile anche per chi voglia comprendere l’impatto concreto della guerra su una comunità siciliana.
Il libro ha anche un merito morale: restituisce dignità ai caduti meno celebrati. Accanto agli ufficiali decorati compaiono soldati semplici, marinai, fuochisti, operai, contadini, salinari, artigiani, emigrati iscritti nelle liste di leva trapanesi. Questa scelta allarga il concetto di memoria pubblica: non solo gli eroi ufficialmente riconosciuti, ma anche chi morì lontano, anonimo, malato o disperso merita di essere ricordato.
In conclusione, “I caduti di Trapani” è un’opera importante per la memoria storica cittadina. È un libro da consultare, ma anche da leggere con attenzione e rispetto. Il suo valore non sta soltanto nella raccolta dei dati, ma nel gesto civile che lo sostiene: riportare alla luce nomi dimenticati, ricomporre frammenti di vite spezzate e consegnare alla comunità trapanese una parte essenziale della propria storia, troppo spesso dimenticata o non conosciuta.
















