Tra i miei pochi scheletri nell’armadio c’è quello di essere una “harry potteriana”.
Abbastanza sfegatata, tanto da aver letto i libri più volte, aver visto i film ciclicamente ogni tot di mesi tipo crisi di astinenza, aver visitato gli Studios a Londra, il parco dedicato in Florida.
Insomma, una piccola dose di follia che, unita alla mia insaziabile fame letteraria, ha creato un mix quasi esplosivo.
Che la storia di Harry Potter sia una geniale metafora di come si instaura una dittatura non è una novità.
Gli “ingredienti” ci sono tutti: Il Potere e il Controllo, dove Voldemort rappresenta un leader tirannico che cerca di ottenere il controllo assoluto sul mondo magico. La sua ascesa al potere è caratterizzata da terrore, intimidazione e delegittimazione.
Propaganda e Manipolazione: una volta conquistato il Ministero della Magia, questo diventa un simbolo di corruzione e propaganda. Sotto il controllo di Voldemort, il Ministero manipola la “Gazzetta del Profeta” e utilizza mezzi subdoli per mantenere il potere e silenziare le voci dissenzienti. La negazione della verità e la diffusione di falsità sono tipiche delle dittature, come si vede nella campagna di disinformazione riguardo al ritorno di Voldemort.
Oppressione e Resistenza: Harry e “L’Ordine della Fenice” rappresentano la resistenza della società civile contro l’oppressione. La loro lotta contro Voldemort e i suoi seguaci simboleggia la resistenza contro regimi autoritari.
Dinamiche di Potere e Corruzione: I cambiamenti nelle alleanze e i tradimenti tra personaggi riflettono come le dittature possano creare divisioni e diffidenza nella società, rendendo difficile la lotta comune contro il regime oppressivo. Man mano che Voldemort guadagna potere, i diritti dei maghi e dei “babbani” vengono erosi, simile a come le dittature limitano le libertà civili e i diritti umani.
Attraverso questa lente, questi racconti assumono un significato più profondo, riflettendo le sfide che l’umanità ha sempre affrontato contro l’autoritarismo: l’ascesa di Adolf Hitler – ricordiamo sempre, democraticamente eletto! – è paradigma storico perfetto in cui si riflette la finzione letteraria.
La storia non è scritta solo da capitoli di cui sono protagonisti solo maestosi personaggi, per fortuna!, ma è fatta anche di piccole narrazioni che raccontano piccole realtà, ai confini dell’Impero ma pur sempre parte di quell’Impero. E se la saga della Rowling è ambientata a Londra, le piccole realtà di Little Hangleton, Private Drive, Hogsmeade, Diagon Halley – con il microcosmo del Castello di Hogwards – sono quelle dove più facilmente può attecchire l’azione proselitista e propagandista di Lord Voldemort.
Erano cittadine libere, dove le parole viaggiavano come gabbiani e si posavano lente come la neve sui tetti. Dove la pluralità era arricchimento, “babbani” e maghi convivevano normalmente, tra alti e bassi di una storia ciclica in cui, ogni tanto, qualcuno tenta di predominare e qualcun altro resiste.
Ma un giorno, dalle nebbie di un passato che sembrava sconfitto, arrivò un Mago Oscuro deciso a “mettere ordine” in una società che non riusciva a controllare. Ed in cui voleva farsi i suoi comodi.
All’inizio, se ne accorsero solo quelli che con la “magia oscura” avevano dimestichezza: l’avevano già vista e combattutta, anche odorata. E non aveva un buon odore. Voldemort si impose come colui che voleva riportare lustro nella comunità dei maghi: prometteva di riportare splendore, di farla rinascere, di darle una prospettiva oltre la mediocrità.
Scenari bellissimi, ma sui metodi “Colui che non doveva essere nominato” lasciava un po’ a desiderare. Nonostante tutto, passo dopo passo, iniziò a raccogliere bacchette e fedeltà.
Chi non si piegava veniva deriso, chi raccontava verità scomode veniva accusato di mentire.
E così, mentre molti si inchinavano alle sue magie – talvolta sotto incantesimo, altre volte costretti dalla paura di cadere in un vortice mistificatorio – il Signore Oscuro costruiva un esercito di “Mangiamorte”: un esercito non di sangue puro, ma di consenso e silenzio.
Le istituzioni, come spesso accade nelle storie magiche, non seppero reagire. Qualcuno preferì voltarsi dall’altra parte, qualcuno accettò un posto nel nuovo “Ministero della magia”, convinto che fosse meglio stare vicino al potere piuttosto che rischiare di esserne travolto.
E così, la comunità dei maghi – ma anche le piccole città dove vivevano e tutta Lndra – cominciarono a cambiare: la “Gazzetta del Profeta” pubblicava solo ciò che non faceva rumore, le radio tacevano, le voci critiche sparivano come gli studenti di Hogwarts dopo una notte nel bosco proibito.
Ma come in tutte le storie di oppressione, ci sono anche quelle di chi si oppone e non china la testa.
Una parte di società civile, piccoli e coraggiosi come Harry, Hermione e Ron, continuarono a raccontare la verità e a combattere per essa: erano i nuovi membri dell’ “Ordine della Fenice”, custodi di una fiamma che non si spegne.
Parlavano, raccontavano, scrivevano anche quando sapevano che sarebbero stati insultati, derisi, isolati.
Ogni parola era un incantesimo di resistenza.
E mentre “Colui-che-vuole-decidere-cosa-si-può-dire” cercava di spegnere le loro voci, questi resistenti tenevano viva la magia più potente: la libertà.
La libertà che contrasta il potere della paura.
Perchè la paura divenne un’arma, brandita dal braccio della delegittimazione.
“Meglio non scrivere.”
“Meglio non parlare.”
“Meglio non contraddirlo.”
“Meglio diventare invisibili e teletrasportarsi altrove”.
E così, poco alla volta, le piccole cittadine diventarono una fortezza dove tutti camminavano in punta di piedi, sperando di non attirare l’attenzione del Signore Oscuro.
Ma c’è una magia che non muore mai, quella della parola.
Ogni volta che un mago diceva “no”, che si indignava, che scriveva di questa indignazione, una piccola crepa si apriva nell’incantesimo di protezione costruito col silenzio.
Perché la libertà — come la magia — non si può imprigionare per sempre.
Puoi zittire una persona, delegittimarne qualcun altra, mettere sotto ricatto un sistema, spegnere un organo di informazione, ma non puoi cancellare la sete di libertà di una comunità.
E così, mentre il Signore Oscuro continuava a cercare di imporre il suo nome su tutto, le voci libere della comunità magica sussurravano un incantesimo antico:
“Lumos.”
Una parola che illumina il buio, anche quando tutto sembra perduto.
Leggete i libri o, almeno, vedete i film. La lettura, come la storia, insegnano sempre moltissimo: sono i discepoli che, ultimamente, scarseggiano.
















