Il recente post social di un noto professionista cittadino che esprime perplessità sulle modalità di un intervento sul Verde in piazza Scarlatti a Trapani, mi pare un’occasione per riflettere su un modello di gestione pubblica.
Al di là di una valutazione sull’appropriatezza di quegli specifici lavori, per la quale non ho la necessaria competenza professionale.
Le nostre città hanno bisogno di respirare. Questo è innegabile. In un’epoca segnata da emergenze climatiche, inquinamento atmosferico e crescente cementificazione, gli alberi rappresentano molto più di un semplice ornamento: sono alleati indispensabili per la salute pubblica, il benessere collettivo e la qualità della vita.
Eppure, troppo spesso assistiamo a interventi improvvisati sul Verde urbano, potature selvagge che mutilano le piante, abbattimenti non necessari o, al contrario, all’introduzione di essenze inadatte al contesto cittadino. La mancanza di pianificazione e professionalità in questo ambito non solo spreca risorse pubbliche, ma compromette un patrimonio che richiede decenni per crescere e solo pochi minuti per essere distrutto.
Gli alberi nel contesto uurbano svolgono funzioni cruciali che vanno ben oltre l’aspetto estetico. Assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno, contribuendo a mitigare l’effetto serra. Le loro chiome filtrano le polveri sottili e gli inquinanti atmosferici, migliorando la qualità dell’aria che respiriamo. Durante l’estate, l’ombra degli alberi può ridurre la temperatura fino a 5-7 gradi, contrastando il fenomeno delle isole di calore che rende le città invivibili nei mesi più caldi. A Trapani ne sappiamo qualcosa.
Ma non finisce qui: gli alberi riducono il rumore del traffico, rallentano il deflusso delle acque piovane prevenendo allagamenti, offrono rifugio alla fauna urbana e creano spazi di socialità e benessere psicologico per i cittadini. Numerosi studi dimostrano che la presenza di Verde migliora l’umore, riduce lo stress e favorisce il recupero da malattie.
Gestire il Verde cittadino non è un’attività che si può improvvisare. Gli alberi sono organismi viventi complessi che richiedono conoscenze agronomiche, forestali e paesaggistiche specifiche. Una potatura errata può indebolire l’albero, rendendolo vulnerabile a malattie e parassiti, o comprometterne la stabilità strutturale creando rischi per la sicurezza.
Troppo spesso le Amministrazioni affidano la manutenzione “al ribasso”, a ditte non qualificate o con personale privo delle competenze necessarie, non controllano sul campo cosa si fa. Il risultato sono le tristemente note “capitozzature” che deturpano il paesaggio urbano e condannano gli alberi ad una lenta agonia.
È fondamentale che ogni intervento sul patrimonio arboreo cittadino sia affidato ad agronomi, forestali e arboricoltori certificati, professionisti che conoscono le esigenze delle diverse specie, le tecniche di potatura rispettose della fisiologia vegetale e i protocolli di sicurezza. La professionalità costa, ma rappresenta un investimento che si ripaga nel tempo con alberi sani, longevi e realmente funzionali.
La cura del Verde urbano non può essere, però, solo compito tecnico dell’Amministrazione. Serve un cambio di paradigma che trasformi i cittadini da semplici fruitori a custodi attivi del patrimonio arboreo.
Un piano del Verde davvero efficace nasce dalla collaborazione tra Istituzioni, tecnici, associazioni ambientaliste, comitati di quartiere, scuole e cittadini. Ogni componente della società civile può contribuire con il proprio punto di vista: chi vive un quartiere conosce le criticità e le potenzialità del proprio territorio, gli studenti possono apprendere il valore della biodiversità urbana, le associazioni possono monitorare lo stato di salute degli alberi e sensibilizzare la comunità.
Questo approccio partecipato genera senso di appartenenza e responsabilità condivisa. Un albero “adottato” da una scuola o da un gruppo di residenti viene rispettato, protetto, innaffiato nei periodi di siccità. I cittadini informati diventano i primi difensori del Verde, capaci di segnalare tempestivamente situazioni di degrado o interventi inappropriati. Un esempio importante, a Trapani, negli ultimi anni, è quello dell’associazione Erythros. Nata come comitato spontaneo di cittadini, si è fatta parte attiva non solo nella tutela ma anche nella creazione di spazi verdi in città. Zappando, pulendo, piantando, innaffiando.
Le Amministrazioni moderne hanno a disposizione strumenti efficaci per gestire il Verde urbano in modo scientifico e trasparente. Un censimento arboreo georeferenziato permette di conoscere numero, specie, età e stato di salute di ogni albero cittadino. I piani del Verde dovrebbero fissare obiettivi chiari: quanti alberi piantare ogni anno, quali specie prediligere in base al clima locale e ai cambiamenti climatici in atto, come gestire la manutenzione ordinaria e straordinaria.
La trasparenza è fondamentale: ogni intervento di abbattimento dovrebbe essere motivato pubblicamente, con perizie tecniche accessibili ai cittadini. Le compensazioni per gli alberi abbattuti non devono rimanere sulla carta ma tradursi in nuove piantumazioni, preferibilmente con esemplari già sviluppati che possano svolgere rapidamente le loro funzioni ecosistemiche.
Piantare e curare alberi è un investimento a lungo termine che richiede visione politica e continuità amministrativa. Un giovane albero può impiegare 20-30 anni per raggiungere la piena maturità e offrire tutti i suoi benefici. Per questo serve una strategia che vada oltre il singolo mandato elettorale, un impegno condiviso che attraversi le diverse maggioranze politiche.
Le risorse economiche vanno allocate con intelligenza: meglio pochi alberi ben curati che tante piantumazioni di facciata destinate a seccarsi per mancanza di manutenzione. I bilanci comunali dovrebbero prevedere capitoli dedicati non solo all’impianto ma soprattutto alla cura pluriennale, all’irrigazione di soccorso, al monitoraggio fitosanitario.
In un’epoca che ci impone di ripensare il nostro rapporto con la Natura, le città devono trasformarsi in ecosistemi più resilienti e vivibili. Gli alberi non sono accessori ma infrastrutture verdi essenziali, e come tali meritano la stessa attenzione che dedichiamo a strade, ponti e reti idriche.
Solo con competenza professionale, partecipazione civica e visione di lungo periodo potremo consegnare alle generazioni future città dove sia davvero bello vivere, città che respirano e fanno respirare i loro abitanti.
















