Oggi, 5 febbraio, Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, diventa l’occasione per fare i conti con una realtà che in Italia migliora solo lentamente.
Secondo i dati diffusi dal WWF, nel 2025 lo spreco medio settimanale pro-capite è sceso a 554 grammi, in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente, ma ancora ben lontano dall’obiettivo fissato dall’Agenda ONU 2030, che indica come soglia sostenibile 369,7 grammi. Un dato che racconta di progressi timidi e di una sfida ancora tutta aperta, soprattutto se si considera che nel nostro Paese finiscono nella spazzatura oltre 5 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un valore economico stimato in 7,3 miliardi di euro di sprechi domestici.
Per il WWF lo spreco alimentare non è soltanto un problema etico o economico, ma una vera e propria forma di ingiustizia ambientale, perché consuma risorse naturali, energia e biodiversità senza produrre alcun beneficio sociale. Ogni alimento gettato rappresenta terreni agricoli sfruttati inutilmente, acqua dolce sprecata, emissioni di CO₂ e pressione sugli ecosistemi, in un sistema che già oggi supera i limiti ecologici del Pianeta.
A livello globale, circa un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato ogni anno, mentre centinaia di milioni di persone soffrono la fame o vivono in condizioni di insicurezza alimentare, e anche in Europa lo spreco incide in modo significativo sugli impatti ambientali complessivi del sistema alimentare. In Italia il paradosso è ancora più evidente: mentre si buttano alimenti e risorse, cresce l’insicurezza alimentare, che nel 2025 ha raggiunto il 14 per cento della popolazione, colpendo soprattutto famiglie del Sud e del Centro e in particolare giovani e minori, spesso impossibilitati ad accedere a un’alimentazione sana, equilibrata e di qualità.
Il WWF sottolinea come ridurre lo spreco sia una delle azioni più immediate ed efficaci per risparmiare denaro, tutelare gli ecosistemi e migliorare la gestione dei rifiuti, senza compromettere la sicurezza alimentare.
«Pochi e semplici gesti quotidiani possono fare grandi differenze», spiega Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia, indicando azioni concrete come pianificare gli acquisti, interpretare correttamente le date di scadenza, preparare porzioni adeguate, preferire prodotti stagionali e sostenere filiere locali e biologiche.
Un cambiamento culturale che, secondo l’associazione, passa anche dal contributo delle nuove generazioni, chiamate a diffondere buone pratiche come l’uso delle app anti-spreco, il riutilizzo degli avanzi e una maggiore attenzione all’impatto ambientale delle proprie scelte alimentari, per trasformare il cibo da risorsa sprecata a valore condiviso.

















