Il nostro rituale tributo/omaggio a Franco Auci, a 17 anni dalla sua scomparsa (27 marzo 2009), assume, quest’anno, per una coincidenza non certo voluta, una valenza maggiore rispetto alle volte precedenti.
In mancanza di giornalisti, “liberi” di rendicontare su ciò che effettivamente accade, ci aggrappiamo al genio visionario di colui che le favole – quelle vere – le ha sempre raccontate con scrupolo, intransigenza, chiarezza e semplicità. Leggere per credere.
“Orgoglio e dignità! E orgoglioso sarebbe tornare, finalmente, a far sentire il Trapani di tutti; come dignitoso sarebbe anche ripartire dal fondo, programmando ogni cosa per bene, senza fretta, evitando compromessi, avventure e avventurieri, per ritrovare, piuttosto, giorno dopo giorno, quel rapporto d’amore che possa finalmente farci tornare a sentire il Trapani patrimonio in primo luogo nostro e non di altri e, come tale, allora, da difendere contro tutto e tutti”.
Così sentenziava, circa un quarto di secolo addietro, il cantore unico dell’epopea granata, a proposito di rovinose cadute. Quello proposto, è solo lo stralcio finale di un assunto che oggi, con sconvolgente tempistica, diventa dogma. È questa l’essenza dell’essere granata: certificare che cuore e testa possono coesistere. Un gioco da ragazzi. Almeno per chi, come Franco Auci, è stato sempre tre passi avanti rispetto a tutti gli altri.
Nicola Rinaudo















