Finti incidenti con fratture per truffare assicurazioni, arrestate 42 persone

Sono complessivamente 42 le persone arrestate dalle Squadre Mobili di Palermo e Trapani, dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e dalla Polizia Penitenziaria di Palermo, per truffa, estorsione e associazione a delinquere nell’ambito dei risarcimenti assicurativi per incidenti. Sono 211 gli indagati, tra i quali figurano anche medici, periti assicurativi e avvocati.

Squadra Mobile di Trapani aveva avviato le sue indagini a partire da un episodio avvenuto il 24 gennaio 2018 quando un falso incidente era costato un’invalidità permanete ad una “vittima compiacente” di Custonaci.

La maxi operazione, coordinata dalla Procura di Palermo, ha disarticolato due gruppi criminali che reclutavano soggetti disposti a farsi fratturare braccia e gambe per incassare i cospicui risarcimenti dalle assicurazioni. Dalle indagini è emersa la particolare violenza utilizzata per procurare le lesioni: i malviventi non esitavano a scagliare pesanti dischi di ghisa, come quelli utilizzati nelle palestre, per rompere gambe e braccia, costringendo le vittime anche per lunghi periodi all’uso di stampelle e sedie rotelle. Le vittime venivano blandamente anestetizzate con ghiaccio o con farmaci, gli arti appoggiati in sospensione tra due blocchi di pietra o cemento, poi veniva lanciata con violenza, sulla parte dell’arto sospesa, il peso in modo da provocare fratture possibilmente scomposte che comportavano un risarcimento maggiore.

Già nell’agosto dell’anno scorso, la Polizia aveva arrestato 11 persone, componenti di altre due bande di “spaccaossa” specializzate nelle truffe alle assicurazioni, un complesso lavoro di ricostruzione curato dalla Mobile di Palermo. Quando tre degli arrestati hanno deciso di collaborare e sono stati interrogati dai magistrati della Procura della Repubblica è emerso che il fenomeno era ancora più esteso. Oltre 50 le vittime individuate che sono state sentite dagli inquirenti.

Dopo aver reclutato le vittime, si procedeva a procurare loro le fratture e, subito dopo, queste persone venivano accompagnate nei luoghi prescelti per la messinscena dove già si trovavano i testimoni compiacenti, poi veniva chiamato il 118. In ospedale entravano in azione altri componenti della banda, che si spacciavano per parenti dei malcapitati, in modo da controllare che tutto andasse per il verso giusto, soprattutto al momento del racconto della dinamica dell’incidente. Dopo le dimissioni dall’ospedale, le vittime venivano assistite con una piccola paga giornaliera. Intanto, altri componenti delle due organizzazioni si occupavano di istruire le pratiche. Alcune venivano cedute ad altri gruppi, dietro lauti pagamenti, dai 10 ai 40 mila mila euro. Tra gli arrestati c’è anche l’avvocato palermitano Graziano D’Agostino che curava la parte legale di molti dei falsi sinistri.

Ad essere utilizzati per le truffe – allettati dalla prospettiva del denaro che gli sarebbe spettato ma che, in realtà, non veniva poi loro corrisposto se non in minima parte – erano soprattutto disoccupati, indigenti, tossicodipendenti, ragazze madri. A qualcuno era stato promesso anche un alloggio popolare, come anticipo del risarcimento. Un giovane tunisino, Yakuob Hadry, invece, morì dopo le fratture che gli erano state procurate e dal ritrovamento di quel cadavere, in strada, è nata la prima inchiesta. Oggi, quell’episodio è stato ricostruito in tutti i suoi drammatici passaggi: nonostante fosse già sotto l’effetto di stpefacenti e in condizioni precarie, gli era stato somministrato del crack che causò il suo decesso per arresto cardiaco.

Sono settanta gli episodi di frode ricostruiti dagli investigatori nei minimi dettagli. Questi i nomi degli arrestati: Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio; Filippo Anceschi; Salvatore Arena detto “Madalà”, l’avvocato Graziano D’Agostino;il perito assicurativo Mario Fenech; Gioacchino Campora detto “Ivan”; Salvatore Di Liberto; Vittorio Filippone; i fratelli Alessandro e Natale Santoro; Alfredo Santoro, detto “Lello”; Piero Orlando detto “SH”; Vincenzo Peduzzo; Salvatore Di Gregorio; Domenico Schillaci, detto Emanuele e Giovanna Letini. A ciascuno di loro viene riconosciuto un ruolo apicale occupandosi di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese occorrenti e della suddivisione tra i complici delle quote derivanti dai risarcimenti assicurativi; provvedevano, inoltre, all’eventuale “cessione” a terzi delle pratiche assicurative relative alle truffe.

Alla rottura delle ossa erano deputati altri complici “specializzati”: tra questi figurano Giuseppe Di Maio, detto “fasulina”; Antonino Giglio, detto “Tony u’ pacchiune”; Giosuè Giglio; Alfredo Santoro, detto “Lello” e Cristian Pasca.

Il gruppo criminale poteva avvalersi pure dell’opera di altri complici incaricati di predisporre con cura la scena dei falsi sinistri, reperendo i veicoli da utilizzare, reclutandone i conducenti e assoldando gli eventuali testimoni. Una volta realizzata la scena del finto incidente si occupavano anche dell’assistenza medica delle “vittime” fratturate controllando che non si sottraessero agli impegni presi con l’associazione. Questi i loro nomi: Vincenzo Cataldo; Monia Camarda; Orazio Falliti; Gaetano Girgenti; Alfonso Macaluso; Benedetto Mattina; Giuseppe Mazzanares; Maria Mazzanares; Rita Mazzanares; Salvatore Mazzanares; Giuseppa Rosciglione; Mario Modica; Antonino Saviano e le sorelle Maria e Letizia Silvestri.