Favignana, trovato morto poliziotto penitenziario

Era da qualche settimana assente per malattia

Aveva 55 anni il sovrintendente della Polizia Penitenziaria trovato morto oggi pomeriggio in un’area verde a Favignana. A.C., originario dell’isola, prestava servizio alla locale Casa di Reclusione.
Da cinque anni era assegnato all’ufficio Matricola del carcere e da circa un mese era assente per malattia. Stamattina se n’erano perse le tracce, poi il ritrovamento non lontano dal carcere.
Ne danno notizia fonti sindacali.

“Quello dei suicidi nelle Forza dell’ordine e, particolarmente, nel Corpo di Polizia Penitenziaria, la cui incidenza è notevolmente superiore che nella restante popolazione – commenta Gennarino De Fazio, Segretario generale della UILPA Polizia Penitenziaria – è un fenomeno che necessita di essere compiutamente investigato e affrontato concretamente. Peraltro – sottolinea il sindacalista – non riteniamo affatto sufficienti le iniziative e i supporti, anche di natura psicologica, finalizzati a intercettare a valle il disagio, ma reputiamo indispensabili e non più rinviabili interventi a monte che lo prevengano. Ciò si può conseguire rendendo dignitose e ‘umane’ le condizioni di lavoro anche attraverso il rispetto dei diritti e delle prerogative contrattuali che, per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, rappresentano una vera e propria chimera”.

“Certo – prosegue De Fazio – non vogliamo strumentalizzare e sappiamo che a determinare un gesto estremo come il suicidio possono concorrere una serie di concause. Siamo, tuttavia, convinti che il servizio espletato in prigioni trasformate in discariche sociali e la ‘violenza’ delle esperienze quotidianamente vissute e subite, con anche il frequentissimo ricorso al suicidio, contribuiscano fortemente ad alimentare il fenomeno, tanto che per noi i colleghi che si tolgono la vita sono morti in servizio e per servizio. Vorremmo tanto sapere, peraltro, cosa ne è stato dell’Osservatorio permanente interforze sui suicidi tra gli appartenenti alle forze dell’ordine costituito dall’allora Capo della Polizia Gabrielli nel febbraio 2019, ma di cui non abbiamo avuto alcuna ulteriore notizia”.

“Ci stringiamo costernati al dolore della moglie e degli altri congiunti del sovrintendente scomparso. Nondimeno, invochiamo nuovamente misure urgenti da parte del Governo che, prendendo atto dell’emergenza complessiva, possano mettere in sicurezza carceri che stipano oltre 14.500 detenuti in più rispetto ai posti disponibili con 18mila agenti di Polizia Penitenziaria in meno rispetto al fabbisogno”.

Anche Donato Capece, Segretario generale del SAPPE, interviene sulla vicenda e ricorda che “quello dei poliziotti penitenziari suicidi è un dramma che va avanti da troppo tempo senza segnali concreti di attenzione da parte del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Premesso che, allo stato, sono in corso accertamenti sulle ragioni del tragico gesto – prosegue – non possiamo non rilevare che i poliziotti penitenziari sono lasciati abbandonati a loro stessi, mentre invece avrebbe bisogno evidentemente di uno strumento di aiuto e di sostegno. Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come hanno evidenziato anche autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria. Qui – conclude Capece – servono azioni concrete sui temi dello stress psico-fisico degli appartenenti al Corpo, che non possono ridursi a mere linee guida diramate con lettere ministeriali!”.

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