Un episodio che ha suscitato indignazione, acceso il dibattito sui social e riaperto una questione che coinvolge famiglie, associazioni e Istituzioni: il diritto all’inclusione dei bambini con disabilità nelle attività educative e ricreative.
Al centro della vicenda c’è un bambino con disabilità che, dopo essere stato accolto e aver partecipato per circa una settimana alle attività di un Grest gestito da un’associazione privata nel territorio trapanese, secondo quanto ha scritto il padre sui social, è stato poi escluso dal progetto. Una decisione che ha provocato la reazione della famiglia e di numerose realtà associative impegnate nel settore della disabilità.
Tra le prime a intervenire è stata Anffas Trapani, che ha diffuso una dura nota pubblica parlando di un episodio di “discriminazione strisciante” e denunciando le difficoltà che ancora oggi incontrano molte famiglie. “Non sono i bambini a dover essere adatti agli spazi, sono i servizi, le istituzioni e le comunità a dover essere accessibili, coinvolgenti e inclusivi per tutti, nessuno escluso”, afferma l’associazione, che definisce inaccettabile qualsiasi giustificazione riconducibile a limiti organizzativi o strutturali.
Secondo Anffas, i centri estivi rappresentano un momento fondamentale di crescita e socializzazione per i minori e costituiscono un supporto indispensabile per le famiglie durante la pausa scolastica. “Negare questo diritto significa isolare le famiglie, lasciandole sole a gestire un carico assistenziale ed emotivo enorme”, si legge nel documento.
L’associazione ha rivolto anche un appello ai Comuni e agli Enti competenti affinché vengano garantite risorse adeguate, operatori specializzati e controlli più efficaci sulle attività organizzate sul territorio. “La disabilità non è un limite del singolo, ma diventa tale quando la società decide di alzare barriere anziché abbatterle”.
Sul caso è intervenuto anche Rocco Sgrò, vicepresidente dell’Associazione per il Dopo di Noi, che invita a guardare oltre il singolo episodio. “Questa vicenda è solo la punta di un iceberg fatto di carenza di servizi, personale insufficiente, programmazione inadeguata e risposte che troppo spesso arrivano tardi o non arrivano affatto”, afferma. Secondo il rappresentante dell’associazione, il problema non può essere ridotto all’indignazione del momento. “Le famiglie non hanno bisogno di solidarietà di circostanza, né di parole confezionate per l’occasione. Hanno bisogno di servizi che funzionino, di certezze, di progetti organizzati per tempo e di un sistema che garantisca davvero il diritto di partecipare alle attività educative, sportive e ricreative”.
Una riflessione che pone l’accento sulle difficoltà strutturali che caratterizzano il sistema dei servizi dedicati alle persone con disabilità, soprattutto durante il periodo estivo.
Sulla vicenda è intervenuta anche Francesca Trapani, già consigliera comunale del M5S e professionista che opera quotidianamente nel settore della disabilità, proponendo una lettura più ampia e articolata della situazione. “Ho letto con molta attenzione il racconto di questo padre e credo che su temi così delicati sia necessario evitare giudizi frettolosi e provare invece ad allargare lo sguardo”, scrive in un post social.
Pur riconoscendo la sofferenza della famiglia coinvolta, Francesca Trapani invita a non fermarsi alla sola analisi dell’accaduto. “Non siamo di fronte soltanto a un singolo episodio, ma a una questione molto più ampia, complessa e seria”. Secondo l’ex consigliera, il vero nodo riguarda l’insufficienza dei servizi disponibili sul territorio. “La verità è che mancano servizi, supporti e opportunità adeguate per molte famiglie, soprattutto quando parliamo di autismo grave e di bisogni assistenziali complessi”.
Un problema che, a suo giudizio, coinvolge non soltanto le famiglie ma anche gli organizzatori delle attività estive. “A Trapani, di fatto, non esistono Grest che possano contare stabilmente su personale specificamente formato per accompagnare bambini e ragazzi con queste esigenze. E questo mette in difficoltà tutti: le famiglie, gli organizzatori e gli stessi volontari”.
Francesca Trapani richiama l’esperienza di altre realtà italiane dove i Comuni finanziano direttamente la presenza di educatori specializzati all’interno dei centri estivi, garantendo una partecipazione effettiva anche ai minori con bisogni più complessi. “L’inclusione non può essere affidata esclusivamente alla sensibilità di una parrocchia, di un’associazione, di un privato o di una singola famiglia. Deve essere una responsabilità collettiva, sostenuta da risorse pubbliche, professionalità adeguate e una programmazione seria”, conclude.
Anche Forum Trapani Accessibile, con il segretario Alessandro Ranno, interviene sulla vicenda: “L’inclusione non si fa solo dalle 8 alle 14 a scuola e da settembre a maggio, si fa tutto l’anno e si fa soprattutto nel pomeriggio e durante l’estate.
“Non servono centri speciali – prosegue Ranno – servono centri normali con una mentalita speciale: quella che davanti a difficoltà cerca strategie, non scuse. Quella che svolge un concreto ruolo educativo anche nei confronti degli altri bambini presenti nella piccola comunità.
Il Forum Trapani Accessibile chiede che si faccia qualcosa anche dal punto di vista legislativo: “Sicuramente queste realtà dovranno chiedere delle autorizzazioni, per garantire l’inclusione bisognerebbe rendere obbligatoria la presenza di un educatore formato e un tot di posti per bambini disabili”.
L’associazione organizza ogni anno “Disabilità la Disabilità”, evento-testimonianza dedicato alla Giornata internazionale delle persone con disabilità, oltre a iniziative in occasione dell’Autism Day. Proprio dall’esperienza maturata nell’organizzazione di questi appuntamenti emerge un problema che, secondo il Forum, continua a manifestarsi in modo preoccupante. “Non è sempre facile portare agli eventi le classi in cui sono presenti alunni con disabilità – spiega il segretario Ranno – e sapete qual è il problema che spesso viene sollevato? La necessità di prevedere un posto per l’Asacom e uno per l’insegnante di sostegno”.
Una circostanza che il Forum Trapani Accessibile considera inaccettabile. “Chi organizza eventi per le scuole e si fa problemi per due posti, arrivando a non voler accogliere una classe perché al suo interno è presente uno studente con disabilità, dovrebbe soltanto vergognarsi”. Per questo motivo, a partire dall’edizione 2025 di “Disabilità la Disabilità”, negli inviti rivolti agli istituti scolastici viene espressamente richiesta la partecipazione di classi nelle quali siano presenti alunni e alunne con disabilità. Una scelta precisa, nata dalla convinzione che l’inclusione debba essere praticata concretamente e non soltanto dichiarata.
Sul tavolo resta una domanda che associazioni e famiglie pongono da anni: come garantire concretamente il diritto all’inclusione quando mancano figure professionali, risorse economiche e servizi adeguati? Una questione che, al di là delle polemiche, richiama la necessità di una risposta strutturale e condivisa da parte della comunità e delle Istituzioni, affinché nessun bambino debba sentirsi escluso da occasioni di crescita, socialità e partecipazione.
















