Ancora una donna al centro dell’intreccio criminale che ha garantito la lunga latitanza del capomafia di Castelvetrano Matteo Messina Denaro.
Si tratta di Floriana Calcagno, 50 anni, insegnante di matematica presso l’istituto superiore “Ruggero d’Altavilla” di Mazara del Vallo, arrestata su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Le accuse nei suoi confronti sono di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena, aggravati dall’intento di agevolare l’associazione mafiosa Cosa Nostra.
La donna, originaria di Palermo, è nipote del boss mafioso Francesco Luppino e moglie di Paolo De Santo, condannato per favoreggiamento nei confronti di un altro mafioso. Residente a Campobello di Mazara, è ritenuta dagli inquirenti una figura centrale nel sistema di protezione che ha permesso al boss di spostarsi indisturbato in diverse località della provincia di Trapani, anche negli ultimi anni della sua latitanza.
Un sistema basato su staffette e coperture logistiche che avrebbe visto l’insegnante agire come “scorta” personale di Messina Denaro, accompagnandolo in auto tra Campobello, Mazara del Vallo e la frazione balneare di Tre Fontane, e assicurandogli un sostegno costante, materiale ed emotivo.
La donna si era presentata spontaneamente agli inquirenti il 21 gennaio 2023, pochi giorni dopo l’arresto del boss, raccontando di aver avuto una relazione con lui e sostenendo di ignorarne la vera identità. Secondo la sua versione, lo avrebbe conosciuto in un supermercato dove si sarebbe presentato con il falso nome di Francesco Salsi, spacciandosi per un medico in pensione. Avrebbe scoperto chi fosse realmente solo alla notizia del suo arresto.
Ma quella narrazione, ritenuta debole e poco convincente, è crollata sotto il peso delle prove raccolte. Determinanti sono stati i riscontri documentali e le immagini ma, soprattutto, le lettere manoscritte di Laura Bonafede, anch’essa insegnante, storica amante del boss e già condannata per associazione mafiosa. In quegli scritti, rinvenuti nell’abitazione di Messina Denaro, Bonafede si riferisce a Calcagno con diversi soprannomi – “Handicap”, “Acchina”, “Sbrighisi” – lasciando trapelare una gelosia intensa e il sospetto di una relazione con il capomafia più profonda e duratura di quanto sostenuto dalla diretta interessata.
Il calendario da tavolo del 2021 rinvenuto nel ripostiglio dell’abitazione di Messina Denaro, conteneva una nota datata 23 dicembre: “Visto Fly”, con accanto un simbolo che richiama un fiore, ulteriore elemento che ha rafforzato l’ipotesi degli inquirenti sul ruolo della Calcagno, collegato anche al suo nome, Floriana.
Gli atti dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Pierangelo Padova e Gianluca De Leo, delineano una figura ben diversa da quella presentatasi spontaneamente in Procura: non una donna ignara e ingenua, ma una fiancheggiatrice consapevole, parte integrante del cerchio ristretto che ha permesso a Matteo Messina Denaro di vivere a lungo indisturbato.
Il suo arresto rappresenta un ulteriore colpo alla rete di complicità che ha protetto per anni uno dei latitanti più pericolosi della storia criminale italiana. E conferma, ancora una volta, quanto la rete attorno al boss fosse estesa, insospettabile e profondamente radicata nel tessuto sociale locale.

















