Si è conclusa con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto l’imprenditore Francesco Russo e la compagna Giusy Maltese, accusati di una serie di reati legati a presunti subappalti irregolari per lavori pubblici nelle isole Egadi.
I giudici della Corte d’Appello di Palermo hanno accolto integralmente le tesi difensive dei loro avvocati, cancellando ogni imputazione e dichiarando il fatto insussistente.
La vicenda era iniziata nel gennaio 2024 quando Russo era stato posto ai domiciliari con il braccialetto elettronico mentre la compagna era stata sottoposta all’obbligo di dimora.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Trapani e condotta dai Carabinieri, riguardava presunti subappalti illeciti per lavori di manutenzione a Favignana e Levanzo. All’imprenditore erano stati contestati undici capi d’imputazione, tra cui illecito subappalto, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, truffa e persino furto d’acqua.
Già in primo grado il gup aveva escluso parte delle accuse, ma il processo d’appello ha definitivamente scagionato entrambi gli imputati.
Secondo l’accusa, Russo avrebbe gestito lavori pubblici tramite ditte intestate a prestanome e imprenditori compiacenti, reinvestendo i proventi in beni immobili e mezzi. La difesa ha dimostrato che le imprese coinvolte operavano regolarmente, nel pieno rispetto delle procedure, e che le ipotesi di frode o intestazioni fittizie erano prive di fondamento.
Gli appalti in questione, per valori tra i 30mila e i 100mila euro, non hanno mostrato elementi di irregolarità o vantaggi indebiti.
Per Russo si tratta della seconda assoluzione di rilievo, dopo quella ottenuta nell’inchiesta “Scrigno” nella quale i giudici avevano già escluso qualsiasi legame con ambienti mafiosi.
















