“Educare alla speranza”, con queste parole, citando papa Francesco, il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli, questa mattina in piazza Purgatorio, ha dato inizio all’omelia che ha concluso la Processione dei Misteri del Venerdì Santo.
Di fronte al dolore della Croce e alle ferite della nostra Storia, Fragnelli ha invitato la città a non chiudersi nella rassegnazione, ma ad aprirsi al futuro, a formarsi – e a formare – nell’arte difficile e profonda della speranza.
“Conosco il vostro bisogno di riposare – ha detto monsignor Fragnelli rivolgendosi al popolo dei Misteri e ai tanti presenti – ma conosco anche la vostra volontà di non lasciare a metà lo sforzo organizzativo e il faticoso pellegrinaggio”.
Un’immagine semplice ma incisiva ha attraversato il discorso: quella di un nonno che, il giorno prima, consegnava alla nipote una macchina fotografica, insegnandole come mettere a fuoco prima di scattare una immagine. “Scatto magico”, lo ha chiamato il vescovo. Ma non si tratta solo una fotografia: è un gesto educativo, un passaggio di eredità.
“Il compito di quel nonno e di tutti gli adulti – ha proseguito – deve diventare capacità di educare con la vita ai contenuti e alle regole che si vogliono trasmettere. In questo anno, in particolare, il Papa ci ha proposto di educare alla speranza. Essa è una virtù scomoda, spesso fraintesa o messa in ombra dalla rassegnazione. La speranza – ha ricordato Fragnelli – non è un rifugio per ingenui. È una virtù esigente, capace di stupire persino Dio, come suggeriva il poeta Charles Péguy.
“Per san Paolo, la speranza ha un nome, Cristo, l’unico che ha sconvolto le sue sicurezze precedenti e l’ha orientato totalmente all’annuncio del Vangelo. La speranza ha stupito anche voi, portatori e spettatori. Siete, siamo tanti. È stupefacente pensare a questo fiume che trascina le speranze dei cittadini e dei turisti! Ora consegniamo a Maria, la madre del Crocifisso-Risorto, ogni nostra speranza”
Nel cuore del Sabato Santo, il vescovo ha saputo dare voce a quel silenzio che segue la morte e precede la Resurrezione. “Il mondo è sconvolto… Un figlio è morto. Il Figlio di Dio è morto. Il figlio di Maria è morto. Si piange, si sta sotto la croce, si fa silenzio”. E in questo silenzio Fragnelli ha nominato le lacrime delle madri, ricordando Sara Campanella e Ilaria Sula: “Il pianto di una madre per il proprio figlio fa tremare la terra… Ogni goccia invoca speranza”.
Ma è proprio in questo silenzio – ha proseguito – che il Signore interviene. Si prepara e prepara tutti noi a risorgere: “Non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgiamo allora in Cristo, cercando quotidianamente quel barlume di speranza, quella luce che solo Lui può donarci. Volgiamo lo sguardo a Colui che continua a essere trafitto in ogni femminicidio, in ogni morte sul lavoro, in ogni rifiuto della dignità dei migranti, in ogni famiglia divisa dall’individualismo”. L’annuncio, forte, risoluto, di una Pasqua possibile, una chiamata a uscire dall’inferno delle nostre paure e delle nostre chiusure.
La speranza, però, non si è fermata alla sfera spirituale. Ha toccato la città e la sua carne. Monsignor Fragnelli ha indicato la necessità di restaurare e rivitalizzare il centro storico di Trapani, “che vuole vivere tutto l’anno”, non solo nei giorni delle processioni. Ha chiesto che non venga ridotto solo “per la ristorazione e qualche altro esercizio commerciale” ma che torni a essere abitato, amato, vissuto. “Solo una comunità unita dallo stesso ideale umano e cristiano può dare speranza”.
Infine, l’omelia si è aperta a un orizzonte universale. Trapani – ha detto – deve continuare a esportare il volto di Maria, Madre della speranza, così come facevano un tempo i pescatori e i commercianti che portavano con sé le sue immagini in tutto il Mediterraneo. E ha lanciato un invito concreto: “Nella giornata di Pasqua esponiamo drappi bianchi ai balconi delle case. Saranno drappi di speranza per tutti”.
Con questo gesto simbolico ma carico di significato si è concluso il messaggio del vescovo, rivolto anche a “tutti i trapanesi che non sono potuti rientrare dal Nord o dall’estero”. Davanti ai Misteri tornati nella loro casa, Trapani ha ascoltato il suo pastore e ha ricevuto, ancora una volta, un dono fragile e potente: la speranza di risorgere, insieme.

















