“And Now for Something Completely Different” era il titolo del film dei Monty Python del 1971. Oggi è il motto ricorrente di chi commenta, spesso in modo violento o insinuante, il dibattito pubblico sui social.
Un chiarimento dovuto: leggo tutto, anche chi insulta senza leggere. E, senza censurare nessuno, segnalo insulti e diffamazioni agli strumenti di moderazione e, se necessario, ai miei legali. La libertà di parola non è libertà di diffamazione né di insulto.
Ma oggi, appunto, accolgo il suggerimento di parlare di qualcosa di completamente diverso. O meglio: di qualcosa che ci riguarda da vicino, anche se accade altrove.
Ricorrenze storiche
Il 20 luglio 2025, la TV pubblica tedesca ARD ha mandato in onda un’intervista ad Alice Weidel, co-leader del partito di estrema destra AfD. Proprio quel giorno ricorreva l’anniversario del fallito attentato a Hitler, e proprio in quell’occasione il Centro per la Bellezza Politica, un collettivo artistico nato nel 2023, ha organizzato una protesta sonora: un coro intonava ripetutamente “AfD me…da” durante l’intervista, senza interruzioni.
L’effetto? Più che legittimare il partito, ne ha evidenziato la debolezza e l’imbarazzo.
Il collettivo si oppone all’assenza di visione della politica attuale, e denuncia il pericolo di normalizzare l’estrema destra attraverso i media, come già accaduto in Italia. Perché dare “parità di voce” a chi mina le basi democratiche non è pluralismo: è complicità. E lo fa attraverso azioni artistiche, performance e iniziative goliardiche. Viva la bellezza politica, per quel che mi riguarda.
Informazione e responsabilità: la lezione tedesca
Milioni di tedeschi sono così scesi in piazza negli ultimi due anni, preoccupati dalla deriva anti democratica che inquina il dibattito pubblico. Le proteste non colpiscono solo l’AfD, ma anche il ruolo che i media pubblici giocano nel rafforzare la sua legittimità.
Molti giovani, studenti e famiglie ritengono che l’illusione di neutralità giornalistica finisca per mascherare le reali responsabilità. Talk show, interviste “equilibrate”, format superficiali: tutto questo ha contribuito alla crescita di forze che, dietro una apparente modernità e parole come sviluppo, crescita, e sicurezza, vorrebbero minare le basi della convivenza democratica e civile. E la Germania, che prende ancora sul serio la propria storia, è tuttavia profondamente polarizzata.
Ma mi faccia il piacere…
Tornando a noi: da settimane tutti leggiamo i commenti alle riflessioni pubblicate su TrapaniSi. Tra le righe – e nemmeno troppo – emerge una richiesta costante: “Occupatevi d’altro”. Una frase ricorrente, spesso scritta da profili anonimi e proprio quando si tocca il delicato tema delle commistioni tra sport e politica. Ma occuparsi d’altro non è sempre la soluzione giusta. Soprattutto quando quel “dibattito” – se così possiamo chiamarlo – non si fonda su idee ma su contrapposizioni personali, accuse incrociate, messaggi in codice. È una dinamica che nulla ha a che fare con la qualità dell’informazione.
E allora, “cambiamo volto a Trapani”
Chi amministra oggi Trapani – e chi ambisce a farlo – ripete spesso che la città ha dovuto o deve “cambiare volto”. Ma cosa significa, esattamente? Si invoca un lifting estetico, qualche ritocchino in giro, una pennellata di fard? Eppure i problemi sono ben più profondi: Nessun intervento strutturale sul sistema idrico è stato finora realizzato. Nessuna strategia concreta sul turismo sostenibile. Nessun investimento sull’educazione e sul ruolo della città come spazio formativo globale.
Nessuna azione sulle economie di prossimità o sulla rigenerazione urbana ambientale e sociale
Nel frattempo, Trapani rischia di finire schiacciata dall’overtourism, senza un’idea chiara su che tipo di città vogliamo essere.
Contenuti, non contenitori
Negli ultimi anni e nelle ultime settimane si è puntato molto sul maquillage estetico: più sui contenitori – stadi, palestre, nastri da tagliare – che sui contenuti. Ma una città si misura dalla qualità delle idee, non dalla quantità di cemento.
Il problema non è solo amministrativo, ma culturale e politico: prima di mancare il coraggio di investire nel bene comune, non si ha una visione condivisa su quale città vogliamo essere e diventare.
Il ruolo dell’informazione: dire no è legittimo
Credo che la “lezione tedesca” ci esorti a riflettere sul fatto che l’informazione debba avere il coraggio di scegliere. Ignorare ciò che si regge solo sull’esposizione mediatica non è censura, è responsabilità.
D’altra parte anche mettere a disposizione un mezzo di comunicazione è una responsabilità. E da mesi sembra quasi di essere diventati un poco tutti e tutte monotematici.
Dare spazio a chiunque, in nome di un pluralismo superficiale, significa tuttavia contribuire all’erosione dello spazio democratico.
Quel che accade con Weidel in Germania, con Trump negli USA, e che è accaduto e accade ancora in Italia, ci dovrebbe rendere attenti che ci sono tanti piccoli imitatori che agiscono allo stesso modo. E che neppure la dimensione locale è immune da questo rischio.
Se non lo abbiamo ancora capito, è tempo di aprire gli occhi. Spesso leggiamo articoli che annunciano notizie, ma le notizie non ci sono e piuttosto si ripetono slogan e promesse di nuovi annunci. Credo sia arrivato il momento di dire basta: per igiene mentale, ma anche perché la saturazione degli annunci genera aspettative e poi delusione.
Dove guardare?
Non possiamo limitarci a “guardare altrove”, quindi, né chiedere di occuparsi d’altro risolverà il problema. La posta in gioco non è un affare personale e perciò “se la sbrighino tra loro”. Ma, soprattutto, serve consapevolezza che le idee forti sono tali solo se condivise, se frutto di un percorso di partecipazione collettiva.
È chiaro a tutti che questo metodo è faticoso, complicato, difficile. Ma non ci sono scorciatoie e chiunque si illuda esistano o non sa di cosa parla oppure lo sa perfettamente e vuole ingannare tutti e tutte.
















