E fanno cinque

Il tuffo del nostro basket nel mare del turbocapitalismo sportivo è avvenuto senza prima verificare che sotto il pelo d’acqua non ci fossero scogli.

C’erano, purtroppo, e per quanto controlli e verifiche siano lenti e macchinosi, poi la botta sugli scogli si avverte, sanguina e fa male.

Prima 4 punti di penalizzazione, ora un altro, fanno 5 e la promessa è che ne arrivino degli altri, se non peggio. Intanto, chi studia le carte mi fa notare che i regolamenti federali dispongono “l’esclusione immediata dal Campionato professionistico della società sportiva che abbia accumulato la penalizzazione di almeno 12 punti”.

È la strada che abbiamo iniziato a percorrere, se si tiene conto che la Procura federale ha fra le mani la dichiarazione del Club d’essere in regola con le scadenze previste per i pagamenti all’Agenzia delle Entrate (e non era vero), circostanza che a cascata apre l’indagine sulla regolarità dell’iscrizione al campionato in corso.

Insomma, i tifosi adoranti potranno gridare al complotto, querele milionarie potranno essere minacciate, ma la realtà parla chiaro e non mente: ci si è tuffati senza controllare gli scogli, pensando che il mondo fosse popolato da coglioni e solo uno avesse sempre ragione. Invece il mondo funziona diversamente, e Antonini ricorda sempre più il Bruno Cortona del Il sorpasso, con la differenza che il personaggio magistralmente interpretato da Vittorio Gassman era simpatico.

E siccome nessuno sa meglio di giocatori e coach quel che succede, vivendo i fatti dall’interno, non deve stupire la fuga in atto, per ora sui lanci dei giornali (da oggi ce ne saranno un sacco da smentire e querelare), da domani sui tabulati della federazione. Se cambia poco la classifica, chissà quanto sarà mutilata la squadra che scenderà in campo dopo la sosta, panchina compresa. Facevano sorridere le discussioni sui social che indicavano i rinforzi da ingaggiare per vincere lo scudetto. Santa ingenuità.

Un’altra cosa che dovrebbe risultare abbastanza chiara è che tutta la manfrina su palasport e stadio altro non era che una potente e ben orchestrata arma di distrazione di massa per parlar d’altro. Del resto, risolvere la vicenda del palasport non sarebbe stato impossibile: sarebbe servito giudizio e non la pretesa di dettare le regole del gioco alla pubblica amministrazione.

Finirà come coi Massinelli? Mi chiedeva un amico che come me viveva dentro i palazzetti di basket. Io non so come finirà, bene no di sicuro, ma per la povera città in cui ci tocca vivere non saranno giorni belli. Fra dabbenaggine e malafede, abbiamo vissuto in una realtà drogata, che nulla aveva a che vedere con la nostra potenzialità, la nostra storia. Costituita anche da memorabili risultati sportivi, costruiti però mattone su mattone partendo dal nulla, senza strepiti, minacce e post scritti in un italiano incerto. Solo che ci vuole tempo, pazienza, buona volontà e buona educazione.

Mentre attendiamo di vedere evoluzione e conclusione di questa storia, resta nella mente lo spettacolo di sportività e simpatia offerto in tutta Italia dai trapanesi, patrimonio da non disperdere. Anticipo la risposta agli insulti che immancabilmente arriveranno: non sono né contento né soddisfatto né mi piace ricordare che l’avevo previsto molto tempo fa. Sono solo schifato, se lorsignori consentono.

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