Fine di un matrimonio d’interesse — UNICHE VITTIME CITTADINI E TIFOSI
Editoriale di Bruno Conforti
A Trapani è andato in scena un matrimonio d’interesse degno delle migliori commedie all’italiana. Gli sposi? Valerio Antonini e Giacomo Tranchida. Il primo, imprenditore romano arrivato come salvatore del basket. Il secondo, sindaco in cerca di rielezione e di una narrazione spendibile con i cittadini.
All’inizio erano culo e camicia: Antonini si intestava il rilancio della pallacanestro, Tranchida incassava applausi e — forse — qualche voto in più. La convenzione trentennale sul palazzetto fu la dote: blindata sulla carta, ma in realtà fragilissima, fondata sulla clausola del “non lucro” e sulla forma giuridica di SSD. Bastava una promozione e la trasformazione in Srl per mandare tutto in frantumi.
Oggi siamo alla separazione, e nel tentativo di trasformarla in separazione con addebito, gli unici a perdere — come al solito — sono i figli: ovvero cittadini e tifosi.
Il bollettino di guerra
Ormai da mesi è guerra senza esclusione di colpi. Altro che luna di miele: ogni giorno il bollettino non si scrive con bombe e cannoni, ma con comunicati stampa.
Da un lato Antonini, che lancia bordate multimediali a raffica — social, tv, giornali — rivendicando il ruolo di imprenditore e aspirante politico “messo volutamente in difficoltà” dal sindaco.
Dall’altro Tranchida, che colpo su colpo cerca di smontare le accuse e calmare i tifosi inferociti: un giorno promette che “al PalaShark sarà sempre granata”, il giorno dopo — magari dopo una tirata d’orecchie del Prefetto — garantisce “un anno di Shark incondizionato”, giusto per guadagnare tempo e rinviare la resa dei conti.
Il risultato è una guerra di parole e propaganda, dove lo sport recita solo da comparsa e il vero obiettivo è il consenso politico.
Il terzo incomodo: la burocrazia
In mezzo a questo divorzio c’è un terzo incomodo: la burocrazia. Chiunque abbia messo piede in un ufficio comunale sa che lì il tempo si ferma e le regole diventano elastici tirati a seconda delle convenienze.
I burocrati si dividono in almeno cinque categorie:
- Gli ignoranti consapevoli – che ti sommergono di carte pur di non assumersi responsabilità.
- Gli azzeccagarbugli – che trasformano ogni pratica in un labirinto senza uscita.
- I ligi al dovere – pochi, rari, quasi da museo: applicano la legge con rigore e favoriscono lo sviluppo.
- Gli opportunisti – che usano le norme come arma per decidere chi favorire e chi affondare.
- I falsi ligi – i peggiori: si fingono custodi della legalità, ma in realtà sono opportunisti mascherati, spesso molto vicini alla politica.
È in questo contesto che la clausola del “non lucro” diventa un’arma a doppio taglio: oggi scudo, domani manganello.
Gli imprenditori all’italiana
Ma non illudiamoci che il problema sia solo burocratico. Anche nel mondo degli imprenditori le tipologie abbondano. Eccone alcune:
- Gli operai travestiti da imprenditori – grandi lavoratori, che producono e sopravvivono senza appoggi.
- I visionari concreti – capaci di trasformare le idee in progetti che creano ricchezza anche per gli altri.
- I lobbisti mascherati – che alle idee affiancano un reticolo di agganci politici, in maggioranza e opposizione, per avere sempre la corsia preferenziale.
- I partito-dipendenti – quelli che, Berlusconi docet, si costruiscono persino un partito in casa per blindare i propri affari.
Forse le tipologie sono persino di più, ma ciascuno di voi lettori — secondo i propri convincimenti — saprà collocare gli attori di questa vicenda dentro uno degli esempi riportati. Non sarò certo io a distribuire patenti o classificazioni.
Lo stallo
E così, oggi siamo fermi a un muro contro muro. Antonini che rivendica la validità della convenzione. Tranchida che, insieme ai suoi tecnici, sostiene il contrario. Da un lato un imprenditore che vede messi a rischio i propri investimenti. Dall’altro un sindaco che teme (o finge di temere) l’abuso d’ufficio e quindi vuole ripartire con un nuovo bando.
In mezzo, un dato di fatto: nessun intervento terzo potrà mai essere accettato da entrambi. Safina, fattatene una ragione: non dai politici amici, perché ormai sono nemici. Non dall’opposizione, che si comporta come un branco di iene, pronta a saltare sul “treno Antonini” per spolpare il cadavere politico del sindaco.
Risultato? Uno stillicidio infinito di comunicati, accuse, carte bollate e propaganda.
Una via d’uscita: la separazione senza addebito
Vengo dal mondo delle radio. Dal 1993 lavoriamo con concessioni ministeriali e in 48 anni di attività ne ho viste acquisite, cedute, ridefinite decine di volte. Possibile che esista uno strumento per trasferire concessioni ministeriali e non per una semplice convenzione legata a una SSD?
Nel diritto societario ci sono due strumenti noti, che io stesso ho visto più volte applicati: la cessione di ramo d’azienda e la scissione. E in particolar modo: se la Trapani Shark Srl venisse scissa in due — una Srl con fini di lucro e una SSD senza fini di lucro — nella seconda potrebbero confluire la convenzione e il programma di investimenti.
A quel punto il sindaco potrebbe davvero opporsi alla voltura? Sarebbe difficile sostenere la necessità di un nuovo bando: si tornerebbe allo status originario, con una società conforme.
Magari adesso il presidente dirà che “Bruno Conforti non capisce nulla di diritto societario”, i tecnici del sindaco ribatteranno che “non è possibile”… ma mi auguro che, in qualche commento costruttivo, un notaio o un commercialista di professione confermi o smentisca questa strada. In ogni caso, se avrò sbagliato, avrò sempre la scusa che faccio l’ingegnere per hobby e il dj per mestiere.
Una soluzione che scontenterebbe entrambi — nessuno avrebbe ragione piena — ma che finalmente accontenterebbe cittadini e tifosi.
Una separazione consensuale senza addebito: non fatta per i coniugi, ma per i figli. I figli, in questo caso, sono i tifosi e i cittadini trapanesi: gli unici veri traditi da questo divorzio all’italiana.
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