È indirizzata al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e all’assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica la lettera aperta diffusa dai dipendenti “ex articolo 23” del Comune di Valderice che denunciano una condizione lavorativa definita insostenibile e chiedono una soluzione strutturale che consenta il passaggio dei loro contratti, già a tempo indeterminato, al tempo pieno.
Nel documento i firmatari spiegano come l’attuale sistema di finanziamento della Regione non permetta neppure di incrementare in modo significativo l’orario settimanale: “Non consente neppure di procedere ad integrare mezz’ora (e non di due ore come decantato) per ciascun lavoratore”. Un meccanismo che, oltre a non garantire prospettive future, viene descritto come una beffa, perché “l’importo erogato è garantito solo per tre anni ” e perché le somme, sostengono, “vengono distribuite a pioggia insieme agli Enti che hanno proceduto a portare i propri lavoratori a 36 ore, “penalizzando e discriminando ancora una volta chi è ancora a 18 ore e 24 ore”.
Al centro della protesta vi è proprio la ripartizione dei fondi, ritenuta iniqua e incapace di tenere conto delle diverse situazioni locali, con il risultato di ampliare le disuguaglianze tra lavoratori che svolgono le stesse funzioni ma con orari e retribuzioni differenti. “Il silenzio delle Istituzioni è una beffa per chi è costretto a lavorare a part time”, scrivono, evidenziando come molti di loro garantiscano servizi essenziali al Comune pur restando formalmente a tempo ridotto.
Particolarmente critica viene descritta la condizione di chi si avvicina all’età pensionabile. “Lavoriamo ancora a 18 ore settimanali, qualcuno a 24 ore, e per chi già è quasi sessantenne questo rappresenta una mortificazione ulteriore”, si legge nella lettera. I lavoratori ricordano inoltre che “il part time, per la legge e per lo Stato, può essere volontario, solo su scelta del lavoratore”, mentre nel loro caso sarebbe diventato una condizione strutturale e imposta.
Nel testo viene richiamato anche l’articolo 3 della Costituzione, sottolineando che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”, principio che secondo i dipendenti comunali avviso risulta compromesso da una gestione delle risorse che mantiene una netta disparità tra chi è già a 36 ore e chi resta fermo a 18 o 24.
“Quando questa spiacevole situazione si risolverà?” si chiedono i firmatari, rivendicando “il diritto sacro santo di avere un lavoro full time” e una retribuzione adeguata che consenta di guardare con maggiore serenità al futuro. La lettera si chiude con la disponibilità a un incontro e con la richiesta di una risposta sollecita da parte del Governo regionale.















