Il piano per ridisegnare il sistema di difesa idraulica di Trapani entra in una nuova fase, passando dallo studio delle criticità e delle possibili soluzioni all’iter necessario per arrivare alla progettazione delle opere e, soprattutto, alla ricerca delle risorse per realizzarle.
Due i provvedimenti che segnano questo passaggio: la determinazione dirigenziale numero dello scorso 5 agosto, con la quale è stato approvato in linea tecnica il Documento di indirizzo alla progettazione degli “Interventi di difesa idraulica della città di Trapani e adeguamento del sistema di drenaggio delle acque meteoriche”, e la successiva presa d’atto da parte della Giunta comunale, accompagnata dalla condivisione degli indirizzi strategici per proseguire l’iter progettuale e reperire le risorse finanziarie.
Il DIP rappresenta, infatti, il presupposto tecnico-amministrativo per affidare la redazione del Progetto di fattibilità tecnica ed economica, il PFTE, e per candidare l’intervento sulla piattaforma ReNDiS, passaggio fondamentale per accedere ai programmi di finanziamento dedicati alla mitigazione del rischio idrogeologico. Si tratta della prosecuzione concreta del percorso avviato dall’attuale amministrazione comunale per affrontare una delle vulnerabilità storiche della città, tornata drammaticamente in primo piano con l’alluvione del settembre 2022.

Il quadro tecnico era stato illustrato pubblicamente il 30 gennaio scorso a Palazzo D’Alì, quando l’Amministrazione aveva presentato lo studio sviluppato nell’ambito dell’Accordo Quadro affidato alla società Technital e all‘ingegnere Simone Venturini, con un’analisi complessiva del rischio idraulico e delle criticità accumulate nel corso dei decenni. Quel lavoro è confluito nel Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali, il DOCFAP, approvato tecnicamente il 20 gennaio e sul quale la Giunta aveva espresso apprezzamento favorevole il giorno successivo, autorizzando la prosecuzione della progettazione.
Il dato economico è rilevante: il quadro oggi riportato negli atti comunali quantifica l’intervento complessivo in 58 milioni 575 mila 543 euro e 65 centesimi. Il DOCFAP individua una soluzione organica che non si limita ad una singola opera, ma combina interventi sui bacini di laminazione, sui canali di drenaggio, sulla rete di raccolta delle acque piovane, sulle sistemazioni stradali e sulla rinaturalizzazione.
L’obiettivo è costruire un sistema integrato capace di governare le portate meteoriche e ridurre il rischio di allagamenti in una città nella quale gli eventi meteorologici estremi hanno più volte evidenziato l’insufficienza delle infrastrutture esistenti. Il DIP appena approvato traduce quel quadro generale nelle regole alle quali dovrà attenersi la successiva progettazione: definisce le esigenze dell’intervento, gli obiettivi strategici, i livelli prestazionali, i criteri generali e gli indirizzi metodologici per il PFTE, le attività richieste ai progettisti e il quadro economico.
Un elemento particolarmente importante riguarda la possibilità di suddividere il grande intervento in lotti funzionali autonomi. La scelta consentirebbe di realizzare in maniera progressiva le opere sulla base delle risorse che saranno disponibili, senza perdere l’unitarietà del sistema di difesa idraulica. In altri termini, non sarà indispensabile attendere la disponibilità immediata dell’intera somma di oltre 58 milioni: la programmazione prevista dal documento permette di procedere per stralci, purché ciascuno mantenga autonomia funzionale, efficacia idraulica e sostenibilità economica.
Il nuovo passaggio amministrativo assume ulteriore rilievo alla luce dell’aggiornamento del Piano per l’Assetto Idrogeologico. L’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia ha infatti adottato, con decreto del segretario generale numero 501 del 24 giugno scorso, il progetto di aggiornamento del PAI relativo agli aspetti idraulici dell’area compresa tra i bacini del torrente Forgia e del fiume Lenzi e del bacino del Lenzi, interessando i territori di Trapani, Erice e Paceco. Il provvedimento è stato notificato al Comune di Trapani lo scorso 22 luglio. L’Autorità di Bacino ha richiamato espressamente le amministrazioni interessate alla necessità di mettere in campo gli interventi necessari alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Nella comunicazione allegata agli atti comunali, la stessa Autorità sottolinea, infatti che, per la natura delle problematiche individuate nell’aggiornamento del PAI, dove finora – si potrebbe dire inspiegabilmente – i rischi idraulici che hanno interessato quelle aree non risultavano nella misura in cui, nel tempo, si sono verificati, le amministrazioni comunali sono tenute ad attuare le misure necessarie alla tutela della popolazione e invita gli enti coinvolti a trasmettere anche le criticità recentemente manifestatesi e gli ulteriori approfondimenti riguardanti le aree interessate.
Il piano che adesso dovrà avanzare verso il PFTE nasce dalle criticità illustrate nello studio presentato a gennaio. L’analisi aveva ricostruito una fragilità idraulica stratificatasi nel tempo, tra urbanizzazione, impermeabilizzazione del suolo, reti insufficienti e trasformazioni che hanno inciso sulla capacità naturale di smaltimento delle acque. Tra i nodi indicati, ci sono il sistema dei canali sul versante della montagna di Erice, la situazione dello storico canale Scalabrino, progressivamente tombato con l’espansione urbana, il quartiere Cinque Torri e l’area dell’ex Salina Modica, oltre alla pressione esercitata sul sistema di sollevamento di via Marsala.
Lo studio ha indicato una strategia articolata, dalla riattivazione dei canali di gronda ericini al recupero della Salina Collegio con funzioni di laminazione, passando per nuovi canali destinati a intercettare e convogliare le acque meteoriche, interventi lungo gli assi urbani e un nuovo sistema di scarico verso il mare.
La determinazione del 5 agosto non costituisce ancora l’approvazione del progetto esecutivo né, soprattutto, certifica la disponibilità dei quasi 59 milioni necessari. Segna però il passaggio indispensabile per arrivare al PFTE e mettere l’intervento nelle condizioni di concorrere concretamente per i finanziamenti. Il Comune ha, infatti, demandato al responsabile unico del progetto gli atti necessari per affidare la progettazione di fattibilità, acquisire pareri e autorizzazioni e candidare le opere ai programmi regionali, nazionali ed europei per la mitigazione del rischio idrogeologico. La documentazione entrerà, inoltre, nella candidatura sulla piattaforma ReNDiS. Il responsabile unico del progetto è l’ingegnere Orazio Amenta, già individuato nel settembre 2025 e dirigente che ha sottoscritto la determinazione del 5 agosto.
Con la presa d’atto della Giunta e la condivisione degli indirizzi per proseguire l’iter, il dossier entra dunque nella fase in cui la sfida sarà duplice: trasformare le soluzioni individuate dallo studio in una progettazione sufficientemente avanzata e costruire il percorso finanziario necessario a realizzarle.
Dopo decenni segnati da alluvioni e allagamenti, e dopo l’evento del 2022 che ha nuovamente mostrato la vulnerabilità di ampie zone della città e del suo hinterland, il tema della sicurezza idraulica passa così dalla ricostruzione delle cause e dalla definizione delle possibili soluzioni alla complessa fase amministrativa e progettuale che dovrà stabilire tempi, priorità e concreta realizzabilità delle opere.
















