Il Comune di Mazara del Vallo ha un nuovo consulente per la Cultura. Con la determinazione sindacale n.191, il sindaco Salvatore Quinci ha affidato alla mazarese Catia Catania l’incarico di consulente a titolo gratuito per le attività culturali del Comune.
L’accordo, sottoscritto a Palazzo di Città alla presenza dello stesso primo cittadino, dell’assessora alla Cultura Germana Abbagnato e del presidente del Consiglio comunale Francesco Di Liberti, prevede un’ampia gamma di mansioni: dalla progettazione e realizzazione di rassegne letterarie agli incontri con autori e presentazioni di libri, fino al coordinamento con scuole, associazioni, librerie e biblioteche, oltre alla gestione della comunicazione sui social e sui canali istituzionali.
Anche se la nomina viene presentata come un segnale di impegno e partecipazione civica, la decisione di affidare un ruolo tanto ampio e delicato senza alcuna retribuzione solleva interrogativi legittimi. L’incarico copre, infatti, ambiti strategici della politica culturale cittadina: dal “Patto per la Lettura” ai progetti nazionali “Città che legge”, “Nati per Leggere” e “Leggimi 0-6”, fino alla ideazione e gestione di iniziative per il “Maggio dei Libri”.
Si tratta di programmi che richiedono tempo, competenze specifiche e una rete di relazioni istituzionali e professionali non trascurabile. È dunque lecito chiedersi se un incarico così articolato possa essere svolto in modo gratuito, senza rischiare di svilire il valore del lavoro culturale, che troppo spesso in Italia viene considerato una “passione” più che una professione. L’assenza di un compenso non solo rischia di creare un precedente pericoloso, ma solleva anche dubbi sul principio di equità e riconoscimento del merito.
La neo consulente Catia Catania, blogger e organizzatrice di eventi culturali, è co-autrice del libro “La Cala: cento giorni nelle prigioni libiche”, scritto a quattro mani con il giornalista Peppe Ciulla e pubblicato da “Bompiani Munizioni”. Ha inoltre collaborato alla stesura del volume “Sicilia. Una guida non convenzionale”, insieme ad attivisti di Addio Pizzo. Un profilo qualificato, dunque, che tuttavia rende ancor più evidente la contraddizione: perché una professionista del settore dovrebbe lavorare gratuitamente per un Ente pubblico?
La scelta di ricorrere a consulenze gratuite — pur nel rispetto della legge e della libera disponibilità personale — trasmette un messaggio ambivalente: da un lato si dichiara di voler investire sulla Cultura, dall’altro si rinuncia a riconoscerne un valore economico.
In un Paese in cui gli operatori culturali lottano quotidianamente per il riconoscimento della propria professionalità, sarebbe auspicabile che le Amministrazioni locali affrontassero il tema con maggiore sensibilità, promuovendo collaborazioni fondate sulla reciprocità e sulla giusta valorizzazione delle competenze. La Cultura non è un lusso, e nemmeno un hobby: è lavoro, e come tale merita rispetto e retribuzione.















