I viticoltori della Sicilia occidentale vivono una stagione drammatica, segnata da calamità climatiche e dal totale abbandono istituzionale.
È quanto denuncia l’associazione Guardiani del Territorio in un comunicato che parla di “pandemia dell’abbandono”: non contagia i corpi, ma piega le speranze, svuota i campi e le cantine, cancella intere tradizioni produttive.
Le recenti piogge torrenziali, i venti devastanti e la siccità prolungata hanno colpito in profondità le campagne, aggravando una situazione già fragile. A ciò si aggiunge, afferma l’associazione, “il silenzio delle istituzioni, incapaci o non disposte a costruire risposte concrete”. Per i Guardiani del Territorio non bastano più slogan sull’agricoltura di qualità o sulla retorica delle eccellenze: è in gioco la sopravvivenza stessa di un comparto che ha plasmato l’identità sociale, economica e culturale della Sicilia.
Un ruolo di vicinanza concreta lo ha avuto, invece, il vescovo di Mazara del Vallo, Angelo Giordanella, che fin dall’inizio della crisi si è schierato al fianco dei viticoltori, ascoltando e condividendo le loro sofferenze. “La sua voce – si legge nel documento – non è retorica, ma richiamo alla coscienza collettiva; i suoi gesti sono segni concreti di speranza”.
Il comunicato sottolinea come la scomparsa dei viticoltori significherebbe la perdita di una parte vitale della terra siciliana, della sua storia e della sua dignità. “Un allarme senza ascolto è solo un grido che si perde nel vento”, afferma il Direttivo dell’associazione, rinnovando l’impegno a sostenere i produttori e a non lasciarli soli in quella che definisce una battaglia di sopravvivenza.















