Crisi idrica, esposto di ANAFePC a tutte le Procure siciliane

La crisi idrica siciliana potrebbe approdare nelle aule giudiziarie. L’ANAFePC, l’Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale, ha presentato un esposto-denuncia alle Procure della Repubblica delle nove province siciliane, chiedendo di fare luce sulle criticità che da anni caratterizzano il sistema idrico dell’Isola. Della vicenda sono stati interessati anche i Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute.

L’iniziativa rappresenta, secondo l’associazione, il naturale sviluppo dell’attività di monitoraggio e sensibilizzazione avviata nei mesi scorsi sul territorio, con l’obiettivo di accertare eventuali responsabilità amministrative e gestionali alla base di una crisi che continua a penalizzare migliaia di cittadini.

Nel documento inviato alle autorità giudiziarie, ANAFePC descrive una situazione definita allarmante, caratterizzata da lunghi periodi di interruzione dell’erogazione idrica in numerosi comuni siciliani, dove l’acqua manca anche per quindici o venti giorni consecutivi. Tra le principali cause indicate ci sono la vetustà delle reti di distribuzione e le ingenti perdite lungo le condotte, che costringerebbero molte famiglie a ricorrere alle autobotti private, sostenendo così un doppio costo: quello della bolletta del servizio pubblico e quello per l’approvvigionamento alternativo.

L’associazione ricorda di avere già chiesto nei mesi scorsi alla Prefettura, all’Arpa Sicilia e all’Asp di Agrigento maggiori controlli sulla qualità dell’acqua distribuita dalle autobotti e sulle autorizzazioni delle aziende che effettuano il servizio, ritenendo necessario garantire la tutela della salute pubblica.

«La nostra è una battaglia sociale e istituzionale radicata nel tempo, basata solo su fatti, documenti e su una presenza costante sul territorio – afferma il presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio –. Non possiamo più tollerare che ai siciliani venga negato un diritto primario e costituzionale come l’accesso sicuro all’acqua, costringendoli per giunta a pagare due volte per averlo. Portando le carte in tutte le Procure e ai Ministeri competenti vogliamo che si faccia definitiva luce su trent’anni di inerzie. È tempo di verificare appalti, omissioni e responsabilità amministrative o gestionali che hanno ridotto la Sicilia in queste condizioni».

Tra i temi affrontati nell’esposto anche quello delle grandi opere idriche mai completate. L’associazione riferisce di aver effettuato sopralluoghi alle dighe di Blufi e Pietrarossa, riscontrando, secondo quanto dichiarato, una situazione di sostanziale immobilismo con cantieri fermi da oltre trent’anni. Particolare attenzione viene rivolta alla diga di Blufi, considerata strategica per l’approvvigionamento idrico di un ampio territorio che comprende le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa e parte del Palermitano.

«I nostri occhi hanno visto una realtà inaccettabile: cantieri fantasma e dighe mai completate che gridano vendetta, mentre i rubinetti dei cittadini restano desolatamente a secco – dichiara il vicepresidente Maurizio Cirignotta –. Chiediamo alla magistratura e ai Ministeri di intervenire per accertare se dietro questi ritardi infiniti si nascondano illeciti o gravi irregolarità. Come ANAFePC non abbiamo intenzione di fermarci e continueremo la nostra azione civica finché queste grandi opere non passeranno finalmente dalle promesse alla concretezza».

Con l’esposto presentato alle Procure e ai Ministeri competenti, ANAFePC chiede l’avvio di verifiche su appalti, ritardi nella realizzazione delle infrastrutture idriche, controlli sanitari e gestione complessiva del servizio, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore trasparenza e assicurare ai cittadini siciliani un accesso regolare e sicuro a una risorsa essenziale come l’acqua.

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