Si è è svolta ieri sera la prosecuzione della seduta del Consiglio Comunale di Trapani, convocato in straordinarietà ed urgenza ed in forma aperta alla partecipazione dei cittadini, per discutere sul genocidio che sta lacerando la Striscia di Gaza.
Un Consiglio monco, abbandonato dall’opposizione subito dopo la fase delle comunicazioni perché l’ordine del giorno è stato proposto dalla maggioranza in autonomia: quindi, come quest’ultima ha raggiunto i numeri sufficienti per convocarlo, potrà trovarli anche per avere il numero legale e proseguire la seduta.
Cosa che, all’avvio dei lavori la maggioranza di fatto non aveva e, infatti, i lavori sono stati sospesi, convocando la conferenza dei capigruppo per recuperare, in corsa, la presenza di un consigliere.
Al rientro, l’opposizione si è presentata in aula per dichiarare il voto, evidentemente contrario, alla straordinarietà del Consiglio in corso.
Tra le tante rimostranze e criticità rappresentate, spicca sempre la ormai evidente insufficienza numerica della maggioranza che ha bisogno dell’opposizione per validare una seduta oppure di andare in seconda convocazione.
Che, fuor di infingimenti, è il vero nodo che, in modo legittimo e strategico, questa opposizione probabilmente porterà avanti. Almeno fintanto che non si potrà presentare la mozione di sfiducia a dicembre: sarà interessante osservarne gli esiti, visto che coinciderebbe cronologicamente con l’approvazione del bilancio. Oltre al fatto che, per abbandonare uno scranno conquistato con fatica, o per miracolo, ci vuole davvero molto coraggio.
Ma la questione delle sedute di giovedì e venerdì scorso sta tutta nel tema proposto. In Consiglio Comunale non si sarebbe dovuto discutere di tassazioni, crisi idrica o di tutti quei temi di ordinaria e straordinaria amministrazione sui quali l’opposizione può, e anzi deve come contrappeso democratico, dare “battaglia” politica. Con ogni mezzo lecito che metta in evidenza le possibili insufficienze e le incoerenze politiche dell’amministrazione.
In queste sedute del Consiglio si sarebbe dovuto discutere di popoli sterminati. Delle vite di bambini sbrindellate dalle bombe. Di corpi lacerati e diritti umanitari negati. Di un conflitto talmente antico di cui, oggi, si fatica a ricordare le ragioni. Di due popoli che della loro civiltà e storia hanno perso dignità e memoria. Di una terra, la Palestina, messa in ginocchio da un lato da Israele e dall’altro dal terrorismo e dalla dittatura iraniana. Di tutti i civili, donne e bambini, a prescindere dalle bandiere di appartenenza. Si sarebbe dovuto discutere dell’orrore di una guerra il cui riverbero investe tutta l’Europa, come l’eco delle bombe.
Persino l’Assemblea Regionale Siciliana – con tutte le sue fratture e gli smottamenti interni a maggioranza e opposizione – ha trovato una quadra in un documento, condiviso all’unanimità, sulla necessità di richiedere un cessate il fuoco a Gaza. Con gli ovvi limiti di una richiesta che viene dalla Sicilia, ma che è simbolicamente potente. Un documento approvato dagli stessi partiti del governo di centrodestra regionale, rappresentati nell’opposizione del Consiglio comunale trapanese. E non si capisce perché i consiglieri di opposizione pretendano che tale documento gli fosse stato fornito dalla maggioranza. O magari è intuibile, a questo punto.
Davanti all’importanza dell’argomento, riconosciuta dall’opposizione stessa a più riprese, balza agli occhi una sorta di idiosincrasia: il tema della guerra è importante, ma dipende da come viene presentato; chiedere la pace è importante, ma i numeri d’aula lo sono di più. La fratellanza tra i popoli è importante, ma si abbandona la seduta perché, forse, l’opposizione non si è sentita valorizzata abbastanza.
Tutto questo davanti ai cittadini: che sono cittadini esattamente come i tanti palestinesi, israeliani, ucraini, iraniani colpiti dalle guerre. Cittadini e associazioni presenti per ribadire che la pace va difesa, se vogliamo che i diritti di tutti siano garantiti. Cittadini che, nei loro interventi, più dei politici hanno mantenuto il decoro e il rispetto della democrazia rappresentativa.
Una seduta consiliare triste, non solo per il tema, ma per lo spettacolo offerto: 10 consiglieri, tutti di maggioranza, su 24 che hanno approvato all’unanimità il documento redatto da diversi movimenti, sindacati e partiti politici. Si impegna il sindaco ad attivarsi, in tutte le sedi istituzionali competenti, per chiedere il cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza e il riconoscimento dello Stato della Palestina, ponendosi in prima linea nella richiesta alla Regione Siciliana di rivedere ogni forma di rapporto con lo Stato di Israele.

















