A che serve un Congresso? A scegliere una linea politica del partito che verrà portata avanti sui territori e nelle future competizioni elettorali attraverso gli organismi dirigenti dei suoi eletti. Per cui è una fase della vita dei partiti che dovrebbe interessarci.
Ed è tempo di Aoangressi. Quello del Partito Democratico siciliano, storicamente, muove sempre una certa agitazione. In breve: il partito si spacca, tra area Schlein e area Bonaccini, tra accuse reciproche, ultimatum, fughe sull’Aventino. Sullo sfondo le liste per le prossime Politiche: chi vincerà il congresso potrà puntare alle posizioni più eleggibili.
In Sicilia, in realtà, è una spaccatura più diffusa e maggiormente legata a rappresentanti e “ras” locali. E quindi, da un lato il segretario regionale uscente Anthony Barbagallo, dall’altro una dissidenza che conta anche Antonello Cracolici e Giuseppe Lupo e che annuncia ricorsi sulla correttezza del tesseramento e l’astensione dalla partecipazione. L’area astenuta non presenta mozioni e candidature alternative: perché le PD ormai il trend è quello del Congresso unitario. Che è un ossimoro con “congresso”: l’unità, anzi la sintesi, si trova uscendo da questa fase, a fronte di un dibattito democratico plurale, che deve esserne l’anima. Insomma, ci si dovrebbe tirare le sedie sui temi e desumerne una linea politica. Invece si fa al contrario: si fanno volare gli stracci, si presenta un candidato fintamente unitario e poi si arma la guerra. Perché non si sa mai l’accordo dell’ultimo minuto, hai visto mai ci scappi un ruolo da dirigente da qualche parte.
Lo scontro nasce, apparentemente, dall’Assemblea regionale Pd del 27 gennaio scorso in cui è stato approvato un regolamento che esclude primarie aperte per l’elezione del segretario al Congresso. Secondo gli oppositori, a quella Assemblea online parteciparono alcuni account fake, tipo “Gatto nero”, “Merlo”. In realtà, lo scontro è il solito “regolamento di conti” politico: i bonacciniani rimproverano a Barbagallo gli scarsi risultati delle ultime tornate elettorali, dalle Regionali 2022 alle ultime Europee. Non ultima anche la polemica da lui denunciata – che ha infiammato il gruppo all’Ars – sulle “mance” per i Comuni nella legge di bilancio, votate anche da tutti i deputati regionali siciliani, dem compresi.
Cosa succede a Trapani? L’area Bonaccini, con qualche fulminato sulla via di Damasco funzionale al mantenimento di qualche medaglietta, si astiene dal congresso e “subisce” la candidatura della vicesindaca di Partanna, ingegnera Valeria Battaglia che ci racconta, epifanicamente, come un nuovo radicamento del partito nel territorio non sia più rinviabile.
Che poi, è questo il problema del PD: lo scollamento coi territori e col corpo elettorale. Hai voglia promuovere “convenscion” annunciando l’apertura ai cittadini: e poi, nelle riprese televisive, ci sono sempre le solite 50 facce che girano per la provincia, da almeno vent’anni, coi rampolli di riferimento nuovo avanzato.
Che poi, il vero grande problema del PD è proprio non essere mai riuscito ad essere un grande vero partito, quanto piuttosto l’esito di una fusione a freddo che, nella molteplicità delle anime vantata come valore aggiunto, non ha mai trovato l’unità di intenti. Altrimenti, e come ogni volta, non si scannerebbero a colpi di comunicati stampa e tessere, per chi è più democratico dell’altro. Non ci sarebbe chi, in cambio di una medaglietta, serialmente “tradisce” all’ultimo minuto.
Probabilmente, alla zia Pippina, la panettiera, interesserebbe maggiormente la vita del PD se davvero si sentisse un volto e non un voto. Invece, a lei come a molti altri cittadini – che di segretarie conosce quella del dentista e di presidenti solo quelli dell’assemblea condominiale – non frega nulla.
Ed è questo il grande problema del secondo partito del Paese. Molto più grande di un Congresso.
















