Confiscati beni per 3 milioni di euro al marsalese Pietro Centonze

La Guardia di Finanza e la Polizia di Stato hanno eseguito un decreto di confisca di beni, per un valore stimato di tre milioni di euro, emesso dal Tribunale di Trapani nei confronti di Pietro Centonze, 51 anni. Il sequestro dei beni era stato disposto nel 2017.

“Il curriculum criminale di Centonze – scrivono gli investigatori – è caratterizzato da numerosi e significativi contributi finalizzati ad agevolare Cosa nostra, come il favoreggiamento alla latitanza dei fratelli Giacomo e Tommaso Amato, mafiosi della famiglia di Marsala, e l’aver fatto da prestanome nell’impresa “Caffé del Franco di Centonze Pietro e Lombardo Francesco s.n.c.” svolto sempre nell’interesse della famiglia mafiosa di Marsala, per cui è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione”.

Oggetto della confisca sono 16 beni immobili (abitazioni e terreni agricoli), 4 beni mobili registrati (auto e moto), 4 società (gerenti, tra l’altro, due bar, due rivendite di tabacchi ed un’attività d’intrattenimento) e 14 tra conti correnti e rapporti bancari di varia natura.

Centonze, arrestato nel 2002 nell’ambito dell’operazione antimafia “Progetto Peronospera”, è stato condannato con sentenza definitiva della Corte di Appello di Palermo a due anni e sei mesi di reclusione perchè riconosciuto colpevole di favoreggiamento aggravato nei confronti di boss latitanti. È stato, invece, assolto – insieme al cugino 45enne Domenico Centonze – per il duplice omicidio dei tunisini Alì Essid e di Rafik El Mabrouk, avvenuto il 3 giugno 2015 a Marsala.