Con Giuseppe Matera l’Italia del judo vola in alto [AUDIO]

Dopo un anno dall’incontro che con lui abbiamo avuto e che trovate qui:
Un trapanese al vertice nazionale delle Arti Marziali [AUDIO] Giuseppe Matera, Colonnello dei Carabinieri, trapanese d’origine ma ormai figura di spicco del judo mondiale, è stato ospite della nostra redazione. Presidente nazionale del settore judo della FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) e direttore europeo della EJU (European Judo Union), Matera ci ha raccontato successi, prospettive e sfide di uno sport che in Italia sta vivendo una stagione d’oro.
Dagli ori Olimpici di Parigi ed ai Mondiali di Budapest ai progetti nelle scuole, fino all’idea di riportare a Trapani grandi eventi: ecco cosa ci ha detto.
Per ascoltare il podcast dell’intervista schiaccia PLAY:


Presidente, bentornato a Trapani. Qui per lei è sempre un ritorno a casa, un modo per staccare un po’ la spina dai grandi impegni?
Questo senz’altro, è un piacere tornare a casa e venire a trovare gli amici.

Non possiamo però non parlare del suo ruolo. Lei oggi è al vertice del movimento judoistico, non solo in Italia ma anche in Europa. Ci racconta le ultime tappe più importanti?

Giuseppe Matera con l’Oro Olimpico di Alice Bellandi a Parigi 2024

I mondiali a giugno sono stati disputati a Budapest, e anche lì l’Italia ha fatto una bella figura con due medaglie d’oro: Susi Scutto nei 48 kg e Alice Bellandi nei 70 kg. Bellandi, già oro olimpico a Parigi, aveva come obiettivo anche l’oro mondiale e c’è riuscita. Poi, agli Europei, avevamo conquistato nove medaglie, tra cui l’oro di Christian Parlati e l’argento a squadre. Ai Mondiali siamo arrivati quinti nel medagliere: oggi l’Italia è stabilmente tra le prime cinque nazioni al mondo, riconosciuto anche dall’EJU e dalla IJF. Questo ha favorito anche la mia elezione all’esecutivo europeo.

Da direttore europeo segue anche i più giovani. Cosa sta accadendo in questi giorni?
Oggi iniziano a Sofia i Mondiali cadetti, la categoria dei 16-17 anni. L’Italia è presente con una squadra giovane e combattiva. Tra pochi giorni vedremo i risultati. Subito dopo, a settembre, toccherà agli junior, che gareggeranno a Lima, in Perù.

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Il cosiddetto “Sistema Italia” sta facendo scuola anche all’estero. Di cosa si tratta?
È un modello che abbiamo creato con il mio staff: non più un unico direttore tecnico, ma una direzione collegiale di sette tecnici, ciascuno con compiti precisi – dall’olimpico alle classi giovanili, fino ai centri di alta specializzazione e al coordinamento con i gruppi sportivi militari. A questo si aggiungono sottocommissioni che seguono cadetti, junior e settori specifici. In questo modo creiamo armonia e valorizziamo tutte le componenti. La Francia, che è storicamente più avanti di noi, ha iniziato a prendere spunto: questo ci inorgoglisce.

Lei insiste molto sulla valorizzazione dei territori. Come funziona questo sistema sul campo?
La direzione tecnica non è più lontana e irraggiungibile, ma distribuita su tutto il territorio nazionale. Abbiamo centri di alta specializzazione e centri tecnici federali che fungono da scouting: i migliori atleti vengono selezionati e passano di livello. In questi giorni, ad esempio, a Riccione c’è uno stage federale con 500 atleti, tra cui le nostre campionesse mondiali. I giovani possono così confrontarsi direttamente con i migliori.

Accanto ai successi agonistici, state sviluppando anche progetti scolastici. Di cosa si tratta?
Il judo non è solo competizione. Con il progetto Tutti giù per terra insegniamo nelle scuole primarie come cadere senza farsi male. Collaboriamo anche con la federazione sport equestri per la sicurezza nelle cadute da cavallo. Sono progetti che rendono il judo accessibile e utile a tutti, non solo agli agonisti.

Per crescere, però, servono strutture. Qual è la situazione?
Non è semplice. Abbiamo il centro olimpico di Ostia, una vera cittadella dello sport, e poi centri federali a Palermo, Catania, Savona e Faenza. Collaboriamo con le amministrazioni locali per individuare palestre e palazzetti idonei. Servono investimenti, ma stiamo creando le giuste sinergie.

E a Trapani? Possiamo sperare in un grande evento?
In passato ho organizzato tornei e stage, ma poi il lavoro mi ha portato lontano. L’idea di riportare qualcosa qui c’è. Ogni anno chiediamo ai comitati regionali di candidarsi per ospitare gare nazionali o internazionali. Napoli, ad esempio, ospiterà un Europeo under 23. Io sogno di fare qualcosa di simile anche a Trapani: sarebbe un’occasione unica per il territorio.

Il judo non è solo medaglie: è educazione, disciplina, rispetto. È questa la nuova frontiera?
Assolutamente sì. Lo sport deve essere un antidoto alla violenza e alla devianza. Nel judo c’è il rispetto per l’avversario, la disciplina, il confronto leale. Valori che vogliamo trasmettere ai ragazzi. I risultati sportivi sono importanti, ma quello che resta davvero è la crescita delle persone.

Presidente, possiamo dire che il lavoro paga?
Sì, io ci metto cuore e impegno, e vedere i risultati ripaga. Ma ancora di più vedere la soddisfazione dei ragazzi e delle famiglie. È quello che dà senso a tutto.

Grazie Presidente, ci auguriamo di risentirci presto per raccontare altre medaglie d’oro e magari un grande evento a Trapani.
Lo spero anch’io, grazie a voi.

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