Il Mediterraneo torna al centro della globalizzazione e la Sicilia ne rivendica il ruolo di epicentro strategico.
È questo il messaggio emerso dalla settima edizione del convegno “Noi, il Mediterraneo”, svoltosi a Palermo su iniziativa dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, appuntamento ormai consolidato nel dibattito sul futuro dei traffici marittimi e dello sviluppo economico dell’area euro-mediterranea.
A delineare la nuova sfida è stata Annalisa Tardino, commissaria dell’Autorità portuale, chiamata a raccogliere il testimone di Pasqualino Monti, oggi amministratore delegato di Enav e commissario delle grandi opere infrastrutturali portuali di Palermo. Una sfida che guarda ad una Sicilia capace di tornare baricentro delle grandi rotte commerciali e protagonista di una parte significativa dell’economia mondiale, in continuità con la sua storica vocazione di crocevia tra popoli, culture e mercati.
Il percorso indicato passa attraverso l’internazionalizzazione dei traffici, il completamento delle infrastrutture portuali e la definizione di un regime di zona franca che renda il territorio competitivo e attrattivo per gli investimenti. Un modello che, come ricordato nel corso del convegno dall’esperta di zone franche Sara Armella, in altri Paesi europei ha già prodotto risultati rilevanti in termini di occupazione e sviluppo economico.
Lo scenario mediterraneo, tuttavia, non è privo di criticità. La riapertura del Canale di Suez, il rischio di una sovraccapacità del trasporto container, le possibili ripercussioni sui noli e una complessiva ridefinizione delle rotte globali rappresentano fattori di incertezza. Accanto a questi elementi, si aprono però importanti opportunità legate all’attuazione del Piano Mattei, al rafforzamento delle reti marittime nel Mediterraneo e ai collegamenti con il Nord Africa e il Medio Oriente, oltre alla sfida energetica che vede la Sicilia in una posizione baricentrica anche rispetto alle nuove esigenze legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Nel corso dei lavori è emersa anche una forte critica alle politiche europee in materia di energia, con particolare riferimento al sistema ETS, la tassazione sulle emissioni e sui traffici marittimi, ritenuta penalizzante per la competitività dell’economia europea e di settori strategici come quello portuale e industriale.
«L’Europa, con colpevole ritardo, ha riscoperto il Mediterraneo», ha affermato Annalisa Tardino, sottolineando come proprio in quest’area si giochi oggi la sfida della competitività europea. Secondo il commissario dell’Autorità portuale del Mare di Sicilia occidentale, il Patto per il Mediterraneo e il rilancio di una politica europea sui porti indicano un cambio di rotta che pone la Sicilia al centro di interessi sempre più rilevanti. Tardino ha inoltre quantificato in almeno 350 milioni di euro le risorse necessarie per il sistema portuale siciliano, ribadendo l’urgenza di politiche europee più pragmatiche in materia di energia e portualità.
Le conclusioni del convegno hanno riservato anche importanti annunci da parte del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha anticipato per lunedì prossimo l’approvazione in Consiglio dei ministri della nuova società “Porti d’Italia”, chiamata a coordinare strategie e politiche di tutti gli scali marittimi nazionali. Salvini ha ricordato come in Sicilia siano in corso investimenti infrastrutturali per oltre 22 miliardi di euro e ha confermato per la primavera del 2026 l’avvio del progetto del Ponte sullo Stretto, infrastruttura che, secondo il ministro, potrà favorire la crescita dell’intero sistema portuale del Sud e rafforzare il ruolo del Mediterraneo come cuore di una nuova Europa.
















