Saranno circa 200 in meno i poliziotti penitenziari in meno in Sicilia tra il 2026 e il 2027.
Un dato che preoccupa e che emerge a fronte di quasi 200 pensionamenti previsti, compensati solo da 77 nuove unità, numeri che delineano un quadro già oggi critico e destinato a peggiorare.
Attualmente, circa 1.200 agenti sono chiamati a garantire ordine e sicurezza nelle 23 carceri siciliane, dove sono detenute oltre 7.100 persone. Una situazione che, secondo la UIL Polizia Penitenziaria, comporta carichi di lavoro insostenibili e ricadute dirette sull’efficienza del sistema.
A lanciare l’allarme è il segretario generale regionale Gioacchino Veneziano, che definisce “scandalosa” la previsione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ritenuta insufficiente per far fronte alle esigenze delle strutture carcerarie dell’Isola. La riduzione dell’organico, sottolinea il sindacato, rischia di rendere le carceri ancora più vulnerabili, aggravando le condizioni di lavoro del personale.
Il quadro è reso ancora più complesso dai dati sugli straordinari: nel 2025 gli agenti hanno accumulato oltre un milione e settantatremila ore aggiuntive, a cui si sommano più di 91 mila giornate di congedo arretrato non fruite. Ad incidere ulteriormente è anche la presenza di personale distaccato in servizi esterni, come scorte e attività investigative.
Secondo la UIL, il problema è strutturale e legato anche ad una distribuzione non adeguata delle risorse a livello nazionale. La Sicilia, pur avendo una delle più alte capienze regolamentari di detenuti, si ritrova con un numero inferiore di agenti rispetto al fabbisogno reale. Da qui, ancora una volta, la richiesta del sindacato di interventi urgenti per rafforzare gli organici e garantire condizioni di lavoro dignitose agli operatori, oltre che livelli adeguati di sicurezza all’interno degli Istituti penitenziari siciliani.

















