Carcere e dignità umana: la lezione di Gherardo Colombo ai giovani trapanesi [VIDEO]

Un dialogo diretto, semplice ma profondo, rivolto soprattutto ai ragazzi. Così l’ex magistrato Gherardo Colombo ha impostato il suo intervento oggi nell’incontro “La dignità non si arresta” svoltosi nell’aula bunker del carcere di Trapani.

Colombo, noto per aver condotto o contribuito a inchieste celebri come quelle sulla Loggia P2, il delitto Ambrosoli, Mani pulite e i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme, dopo aver lasciato la Magistratura nel 2007, è impegnato nell’educazione alla legalità nelle scuole e incontra studenti di tutta Italia.

Il cuore della sua riflessione è stato la dignità, principio fondante della Costituzione italiana. Colombo ha ricordato che la Carta, all’articolo 2, «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, non del cittadino», per sottolineare che riguarda tutti: «La nostra Costituzione mette al centro la dignità di tutti. Quella parola cittadini vuol dire tutti». Una scelta, ha detto, che non fu casuale ma maturata dopo un’epoca segnata da discriminazioni e guerre mondiali: «Fino al giorno prima era esattamente il contrario… discriminazioni di genere, etniche, linguistiche. Chi ha scritto la Costituzione aveva alle spalle due guerre mondiali e la bomba atomica». Da quel trauma nacque l’idea che «tutte le persone sono degne tanto quanto le altre» e che «la dignità non si tocca. Mai».

Il magistrato ha spiegato ai ragazzi come la Costituzione traduca quel principio in diritti concreti: dall’istruzione, alla salute fino alla libertà personale: «L’articolo 13 dice che la libertà personale è inviolabile. Punto e basta».

Ma è proprio su questo terreno, quello della privazione della libertà, che a suo avviso si misura la fedeltà dello Stato ai propri principi. Ha ricordato che la Costituzione punisce ogni forma di violenza fisica o psicologica sulle persone detenute: «È l’unico punto della Costituzione dove compare un’espressione così forte». E ha invitato a riflettere su ciò che accade nelle carceri: «Quattro persone in dieci metri quadri, 21 ore al giorno chiusi. È conforme al senso di umanità?».

Ha insistito sulla responsabilità collettiva: «Se dimentichiamo la dignità di chi sta in carcere, dimentichiamo la dignità di tutti». E ha evidenziato la relazione tra trattamento dei detenuti e sicurezza esterna: «Quanto peggio si sta in carcere, tanto è più facile che fuori poi si ritorni a delinquere».

Colombo ha poi spiegato perché la Costituzione parla di riconoscimento, e non di attribuzione della dignità: «Si riconosce qualcosa che c’è già. Tutti noi abbiamo dignità, non ce la dà la Costituzione». E ha invitato i ragazzi a interrogarsi sulle discriminazioni quotidiane, come le prese in giro fra compagni: «Facciamo fatica, tutti. Ma se vogliamo avere un futuro dobbiamo rispettarci. Siamo fatti di quello che siamo e di quello che facciamo».

Nel finale, il magistrato ha ricordato che la vera sfida è mettere in pratica la Costituzione nella vita reale: «Noi siamo molto attenti al processo, ma molto meno a quello che succede dopo. Eppure il futuro dipende da noi. Dipende se capiamo queste cose e se riusciamo a vivere in modo da riconoscere la dignità di tutti».

Un intervento intenso, che ha trasformato un incontro in un’occasione di consapevolezza civile, lasciando ai ragazzi una domanda semplice ma decisiva: «Possiamo avere un futuro?». La risposta, ha detto Colombo, «dipende da ciascuno di noi». VIDEO

 

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