“Operazione Mandamento”, sei arresti in provincia di Trapani

TRAPANI – Sei persone sono state arrestate stamane dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani e del Reparto operativo speciale in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia. Gli arrestati sono ritenuti dagli investigatori affiliati alle famiglie mafiose di Castelvetrano e Salemi e accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione aggravata, favoreggiamento aggravato, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo e fittizia intestazione di beni.

L’indagine ha consentito di documentare l’infiltrazione di Cosa Nostra nelle attività economiche delle provincie di Trapani, Agrigento e Palermo, attraverso la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione degli impianti di produzione delle energie rinnovabili, i cui proventi venivano, in parte, destinati alle esigenze di sostentamento di Matteo Messina Denaro. L’organizzazione era anche in grado di monitorare le opere di maggiore rilevanza sul territorio, mediante il sostegno dell’allora consigliere comunale di Castelvetrano Santo Sacco, intervenendo nella loro esecuzione attraverso una fitta rete di società controllate dall’imprenditore Salvatore Angelo di Salemi.

L’infiltrazione nel settore delle energie alternative ha abbracciato diversi ambiti di intervento, spaziando dal controllo delle imprese deputate allo sviluppo degli impianti di energia eolica a quello relativo alla realizzazione e produzione di energia solare, fino ad evidenziare l’interesse di Cosa Nostra per le cd. “biomasse”.

Salvatore Angelo era l’imprenditore intorno alla quale ruotava il sistema societario con cui l’organizzazione mafiosa si è infiltrata direttamente nel circuito produttivo e, in particolare, nei progetti di realizzazione dei parchi eolici di “San Calogero” di Sciacca, “Eufemia” di Santa Margherita Belice, Contessa Entellina, “Mapi” di Castelvetrano e Montevago, nonché del parco fotovoltaico di Ciminna. Angelo faceva in modo che una percentuale dei guadagni derivanti dalle attività in questione fosse destinata a Matteo Messina Denaro.

Le indagini hanno consentito di appurare le modalità con le quali la struttura criminale fosse riuscita ad inserirsi nei lavori di costruzione delle opere, tramite l’affidamento diretto alle imprese di Salvatore Angelo e anche attraverso numerosi episodi intimidatori ai danni di imprese concorrenti e una sistematica attività estorsiva nei confronti degli altri operatori economici del settore. Oltre agli interessi nel campo dell’energie rinnovabili, le indagini hanno accertato una serie di altre circostanze: la consegna di una somma di denaro richiesta dall’allora consigliere Sacco per favorire l’approvazione della convenzione che il Comune di Castelvetrano avrebbe dovuto stipulare con una società interessata alla realizzazione di un parco eolico, l’esistenza di un progetto attivamente sostenuto da Santo Sacco e Paolo Forte per la realizzazione di un distributore di carburanti su un terreno di proprietà di Rosalia Messina Denaro, moglie del mafioso Filippo Guttadauro e sorella del ricercato trapanese, la creazione di una sorta di fondo per l’assistenza economica ai detenuti ed alla loro famiglie e agli affiliati tornati in libertà dopo lunghi periodi di detenzione; il collegamento operativo realizzato da Salvatore Angelo con Cosa Nostra palermitana, attraverso i contatti con Salvatore e Sandro Lo Piccolo (all’epoca latitanti) finalizzati all’attuazione di comuni strategie nel campo dei lavori pubblici e privati; il trasferimento fraudolento delle quote della società “Ecolsicula” alla “Spallino Servizi”, intestate a prestanome ed in realtà nella disponibilità del detenuto Antonino Nastasi, organico alla famiglia mafiosa di Castelvetrano ed indicato dai collaboratori di giustizia quale anello della catena di messaggistica che in passato avrebbe curato il recapito dei messaggi a Matteo Messina Denaro. Individuato anche il luogo in cui il padre di Matteo Messina Denaro, Francesco, trascorse parte della latitanza: si tratta di un casolare nelle compagne di Castelvetrano.

Nello stesso contesto è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro, delle quote delle società Salemitana Calcestruzzi s.r.l., con sede a Salemi, facente capo a Salvatore Angelo a alla Spallino Servizi s.r.l., con sede a Castelvetrano, nelle disponibilità di Antonino Nastasi.

Gli altri altri arrestati sono Salvatore Pizzo di Terrasini, Gaspare Casciolo, presunto capo mafia di Salemi, Paolo Rabito e Gioacchino Villa.