Caos Trapani Calcio, salta allenamento. Comune, i dipendenti e Assostampa alzano la voce contro Pellino

Non è cambiato nulla. Il Trapani Calcio ancora non si allena e tutto è fermo. Il rischio, sempre più concreto, è che la società possa sparire dal professionismo. Sembra quasi un’agonia. E se Pellino si è preso la resposabilità per la cancellazione della mattina, le sue dichiarazioni, andate anche in onda sulle nostre radio, hanno generato una serie di reazioni verso la proprietà della società granata.

“Chiedo scusa alla città. Mi assumo la responsabilità per il mancato allenamento dovuto al fatto che la validità del documento di sanificazione è scaduta ieri a mezzanotte” spiega Pellino alla stampa che aspettava di capire se l’allenamento questa mattina si sarebbe svolto o no.

Ecco la nostra diretta radiofonica:

“Ho chiamato la ditta della sanificazione che sta per arrivare – diceva questa mattina -, quanto accaduto è una svista perché praticamente sono da solo in quanto nessuno mi sta aiutando. Non è un’accusa nei confronti di nessuno, ma io ci metto la faccia”.

Salatato, poi, anche l’allenamento del pomeriggio per mancanza di rispetto del protocollo sanitario. Il medico presente non aveva fatto il tampone.

Poi Pellino, questa mattina, ha lanciato una grave accusa a Cinzia Bizzi. “Oggi pomeriggio alle 18:30 ci sarà una conferenza in diretta streaming o sul mio canale Facebook personale o sulla pagina Facebook del Trapani Calcio. In questo caso, abbiamo il problema che ho richiesto all’ex addetto stampa Bizzi le password ed ancora non mi sono state date nonostante non sia sua proprietà. Dico questo per farvi capire gli ulteriori ostacoli dalle persone“.

Nessuno al momento ha comunicato un eventuale licenziamento all’attuale addetta stampa Cinzi Bizzi, sebbene un altro collega abbia informato di questa conferenza stampa che “la diretta Fb sarà trasmessa sul profilo personale di Gianluca Pellino”. Insomma, una conferenza sui generis dato che l’unica titolata a convocare una conferenza stampa, Cinzia Bizzi, non l’abbia fatto.

E tutti ora stanno facendo quadrato. I dipendenti non ci stanno più e attaccano chi non li paga da mesi.

“I dipendenti del Trapani Calcio – si legge in una nota – , che tuteleranno i loro diritti in tutte le sedi, stanchi delle continue accuse e offese da parte del signor Pellino, di cui oggi nessuno conosce il ruolo, intendono fare chiarezza sulla propria posizione, affinché tutta la Città ne sia a conoscenza.
I dipendenti del Trapani Calcio anche quest’anno, in condizioni difficilissime, con propri mezzi per sopperire alla mancanza di chi avrebbe dovuto fornirli, hanno consentito che la squadra concludesse lo scorso campionato, con una salvezza sul campo, vanificata dalla stessa proprietà, ed hanno svolto tutta l’attività necessaria per consentire l’iscrizione al campionato di Serie C. Tutto ciò senza ricevere lo stipendio da tre mesi, ormai quasi quattro”.

La lettera continua e fa capire come gli stessi dipendenti siano alla sbando. Che ruolo ha Pellino all’interno del Trapani Calcio? Ufficialmente, al momento, nessuno.
“Si apprende dalla stampa che il signor Pellino avrebbe acquistato il Trapani Calcio (fonte Alivision, proprietaria del Trapani Calcio) e poco dopo che il signor Pellino avrebbe acquistato meno del 10 per cento delle quote (fonte Pellino). Oggi non si conosce qual è il ruolo del signor Pellino all’interno del Trapani Calcio, se non quello, per sua stessa affermazione, di socio di minoranza. Non risulta nessun incarico dirigenziale, nessuna delega, nessuna carica nel Consiglio d’Amministrazione. Ciononostante il signor Pellino, arrivato a Trapani qualche giorno fa, continua a chiamare, direttamente e indirettamente, in aperta ed evidente violazione della privacy, dipendenti del Trapani Calcio, che da tempo hanno peraltro sollevato eccezione di inadempimento alla proprietà, per chiedere il rientro al lavoro, senza che la società abbia ottemperato ai propri obblighi. Il signor Pellino definisce ex dipendenti persone che oggi sono dipendenti del Trapani a tutti gli effetti, visto che nessuno ha mai ricevuto alcuna comunicazione di licenziamento, secondo le procedure previste dalla legge. Il signor Pellino consente l’ingresso all’impianto di soggetti che non hanno seguito le procedure sanitarie e che non hanno alcun incarico ufficiale in società. Il signor Pellino comunica nomine e incarichi via radio, senza seguire l’iter previsto dalla legge, e chiedendo perfino ai dipendenti di contravvenire ai propri doveri d’ufficio, comunicando a lui stesso, con una telefonata o un messaggio, password e documentazione interna”.

“Appare evidente l’intento di volere scaricare sui dipendenti le sue responsabilità e quelle di una società inadempiente, che fino ad oggi non è stata neanche in grado di garantire un’organizzazione e il rispetto dei requisiti minimi per consentire al Trapani Calcio di iniziare il campionato, con grave danno non solo per i calciatori professionisti e per i dipendenti, ma anche per l’intera Città, profondamente lesa nella sua immagine. E’ giusto che la Città, i concittadini dei dipendenti del Trapani Calcio, il Sindaco della Città di Trapani e tutti gli organi federali siano messi a conoscenza di quanto sta succedendo a Trapani”.

La nota è firmata da tutti i dipendenti del Trapani Calcio: Anna Augugliaro, Diego Barraco, Giuseppe Barbera, Cinzia Bizzi, Jessica Bonfiglio, Daniele Campagna, Mirko Ditta, Rosario Grimaudo, Pietro La Rosa, Massimo Lentini, Maria Loghin, Francesca Marino, Carlo Pace, Claudia Parrinello, Daniele Piccione, Andrea Oddo.

La situazione si fa incadescende anche dalle parti di Palazzo d’Alì dove il sindaco Giacomo Tranchida non le manda a dire.

“Com’è noto il Trapani Calcio S.r.l., al termine del Campionato di serie B, dello scorso anno, è stato retrocesso, a causa della penalizzazione di 2 punti, per non aver corrisposto €.70.000.00, nei termini previsti dalle norme federali, ai tesserati. Da quel momento è iniziata una discussione avente ad oggetto, dapprima la capacità della Società di iscriversi al campionato, ed in seguito la concreta possibilità di poter materialmente parteciparvi. A fronte di ciò, i cittadini ed i correttissimi tifosi Trapanesi hanno chiesto alla proprietà di vendere la Società a loro stessi, ovvero a soggetti in grado di assicurare la regolare partecipazione al Campionato di Lega PRO. Dinnanzi a tali questioni, seppur di carattere societario, è stato chiesto all’Ammistrazione Comunale di farsi garante di un percorso trasparente, che potesse assicurare un futuro alla maglia, che riproduce l’araldo del Comune di Trapani. L’Amministrazione, seppure è rimasta estranea alle vicende commerciali, ha cercato di svolgere il ruolo di garante, offrendo i palazzi istituzionali, quale sede del confronto tra le eventuali parti. Purtroppo, nonostante l’interesse dell’Amministrazione fosse quello di assicurare trasparenza ed un futuro al Trapani Calcio, le parti che hanno discusso della cessione del club non stanno garantendo, ad oggi nessuna delle predette 2 condizioni. Ma v’è di più”.

Tranchida insiste e colpisce fortissimo la compagine societaria: “Infatti, non solo le operazioni societarie sembrano avvolte dalla nebbia, ma soprattutto non v’è alcuna certezza sulla capacita della compagine di assicurare una serena partecipazione al campionato. Basti pensare che ad oggi, è certo che molti lavoratori ed alcuni fornitori stanno presentando innanzi al Tribunale di Trapani, istanza di fallimento della Società e, che, nonostante la diffida del 10 settembre e del 24 settembre 2020, la medesima non sta più rispettando le condizioni di affidamento del centro sportivo comunale “Roberto Sorrentino”, concessogli dal Comune. A tutto ciò si aggiunge che non v’è notizia dei pagamenti degli emolumenti ai tesserati, che dovrebbero avvenire entro il 30 settembre 2020. Ove cio non avvenisse, con l’aggravante della recidiva, il Trapani Calcio S.r.l. subirà una ulteriore sanzione, che renderebbe improba la partecipazione al campionato. Infine, la società non è stata nelle condizioni di assicurare lo svolgimento delle sedute di allenamento, nonché il funzionamento logistico ed a quanto sembra anche il rispetto di semplici protocolli sanitari anti covid, che attualmente risultano rispettati anche dalle compagini dilettantistiche”.

Infine la richiesta indirizzata alla FIGC e alla LEGA Pro:
“Tutto ciò premesso, considerato che il Trapani Calcio rappresenta un presidio, oltre che sportivo, anche sociale, al fine di meglio comprendere quanto stia avvenendo, anche allo scopo di poter compiutamente svolgere il ruolo di garante, è d’uopo chiedere alla SS.LL. un incontro urgente e ci si augura risolutivo delle vicende”.

Dipendenti e Amministrazione non gli unici che hanno deciso di martellare. Anche Assostampa, infatto, ha deciso di intervenire a riguardo.
“L’Associazione Siciliana della Stampa, sindacato unico dei giornalisti, guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo in queste ore all’interno della società sportiva del Trapani calcio tra notizie, non verificate e smentite dalla questura, di intimidazioni, e con 16 dipendenti, tra cui una collega giornalista professionista, che da quasi quattro mesi sono senza stipendio”. Lo ha dichiarato Vito Orlando, segretario provinciale di Assostampa Trapani.

“Addirittura tal Gianluca Pellino, li definisce ex dipendenti, senza che sia loro arrivato alcun provvedimento di licenziamento da parte del presidente del consiglio di amministrazione del Trapani Calcio srl, unico soggetto delegato a interrompere i rapporti di lavoro tra i dipendenti e la società. Nel profilo facebook di questo soggetto, che avrebbe a suo dire meno del 10 % delle azioni della società, si apprende ora che si dovrebbe tenere nel pomeriggio una conferenza stampa, indetta da un autonominato addetto stampa del Trapani Calcio. Si chiede allora, chiarezza e trasparenza da parte dei legali rappresentanti della società – conclude Orlando – su ruoli e funzioni dei loro rappresentanti aziendali e una soddisfazione delle legittime aspettative dei dipendenti, in particolare della responsabile dell’ufficio stampa, il cui contratto di lavoro, a tempo indeterminato, è anche depositato alla Federazione italiana giuoco calcio”.

Dalla padella alla brace. Il Trapani sprofonda e chi guida la baracca continua a dire che c’è ostruzionismo. Se si pagassero gli stipendi e tutto il resto, i dipendenti sarebbero felici di tornare a lavorare. Non è normale che sia nomale. E non si può non pensare a una vecchia frase che disse Marco Travaglio: “Ci pisciano in testa e dicono che piove”.