“Campobello”, a Palermo la prima dell’opera che racconta l’Europa degli invisibili

Debutta in prima nazionale al Teatro Garibaldi di Palermo Campobello, la nuova opera teatrale della regista svizzera Eva-Maria Bertschy, realizzata in collaborazione con il regista maliano Abou Bakar Sidibé e con l’attrice siciliana Daniela Macaluso.

La premiere è in programma il 17 dicembre alle ore 21 con replica il 18 dicembre alle ore 19 nell’ambito del Between Land and Sea Festival organizzato dalla Fondazione Studio Rizoma.

Prodotto da HERProductions di Zurigo, con il sostegno e la coproduzione di realtà culturali internazionali come Prima Onda Fest, Theater Winkelwiese di Zurigo, Schlachthaus Theater di Berna ed euro-scene Lipsia, Campobello dà il via alla seconda parte del festival dedicato alle relazioni umane, sociali e politiche del Mediterraneo. Dopo Palermo, lo spettacolo inizierà una lunga tournée europea che toccherà Svizzera, Germania e, nel 2027, il Wildwuchs Festival di Basilea.

L’opera nasce da oltre due anni di ricerca sul campo condotta da Bertschy insieme alla Fondazione Studio Rizoma nei territori di Campobello di Mazara e della Sicilia occidentale, entrando in dialogo con lavoratori stagionali africani, associazioni, attivisti e realtà impegnate sul fronte del lavoro agricolo e delle migrazioni. Attraverso testimonianze dirette e un metodo di osservazione partecipata, la regista ha costruito un racconto corale che unisce storie individuali e memoria collettiva, dando voce a un’umanità spesso relegata ai margini.

Campobello intreccia teatro documentario e finzione, raccontando l’incontro tra Simona e Amadou, due vite parallele destinate a incrociarsi nella “città degli invisibili” dove ogni anno migliaia di braccianti africani arrivano per la raccolta delle olive. Il loro legame diventa una forma di resistenza dentro un sistema che produce sfruttamento e precarietà, un atto politico in contrasto con un ordine sociale che genera esclusione. Lo spettacolo mette in dialogo le esistenze dei migranti africani con quelle dei lavoratori precari europei, disegnando un’Europa che vive nell’ombra del proprio modello economico e che fatica ancora a fare i conti con il proprio passato coloniale.

In scena ci sono Abou Bakar Sidibé e Daniela Macaluso, accompagnati da un ensemble musicale guidato da Kojack Kossakamvwe e composto da musiciste e musicisti provenienti da diversi paesi africani. Le musiche originali fondono tradizioni dell’Africa occidentale con melodie popolari italiane, creando un ponte sonoro tra culture diverse. La scenografia modulare di Lea Burkhalter rievoca uliveti, baraccopoli, paesaggi industriali e spazi di transito, trasformandosi continuamente per restituire la precarietà dei luoghi e delle vite raccontate.

“Con Campobello ho voluto scrivere una parabola contemporanea – afferma Eva-Maria Bertschy – una storia che rivela come le strutture del razzismo e dello sfruttamento attraversino ancora oggi l’Europa. Campobello diventa il simbolo di un sistema che genera invisibilità e precarietà, ma anche il luogo in cui solidarietà e amore riescono a sopravvivere. Una siciliana, una svizzera e un maliano che da dieci anni lotta contro l’emarginazione europea: insieme raccontiamo una storia di incontri”.

Lo spettacolo utilizza testi in italiano, francese e lingua bambara, ripercorrendo le tappe delle migrazioni africane e le dinamiche del lavoro stagionale in Italia. È un’opera politica e poetica che mette al centro la dignità del lavoro, la resistenza quotidiana, lo sguardo di chi vive ai margini e la necessità di costruire nuovi immaginari di solidarietà europea.

I biglietti sono disponibili sul sito di Studio Rizoma studiorizoma.org.
Informazioni alla mail, info@studiorizoma.org.

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