Nuova bufera giudiziaria nel settore degli appalti sanitari in Sicilia. Il commercialista palermitano Ninni Sciacchitano, noto per il suo ruolo di valutatore delle performance della Pubblica Amministrazione, è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Palermo, che coinvolge altre nove persone, destinatarie di misure cautelari, tra domiciliari, interdittive, obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’indagine ha fatto emergere gravi episodi di corruzione, turbativa d’asta e falso, riguardanti sei appalti sanitari, per un valore complessivo di 130 milioni di euro, in varie province siciliane, tra cui Palermo, Caltanissetta e Trapani. Qui la vicenda riguarderebbe l’intervento su un bando per la gestione, assistenza e manutenzione di apparecchiature biomediche, pubblicato dall’Azienda Sanitaria Provinciale nel 2021, per favorire nell’aggiudicazione una determinata impresa.
Il commercialista, si legge nell’ordinanza del GIP, avrebbe esercitato pressioni sull’allora commissario straordinario dell’Asp di Trapani, Vincenzo Spera, per accelerare le procedure dopo che la commissione esaminatrice delle offerte – di cui faceva parte un altro degli indagati – aveva proposto come aggiudicataria l’azienda in questione.
Le Fiamme Gialle hanno eseguito l’ordinanza del gip del Tribunale di Palermo dopo una lunga attività investigativa coordinata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria. Le indagini hanno documentato un collaudato sistema di favoritismi: capitolati di gara cuciti su misura, documenti riservati anticipati ad aziende selezionate, bandi annullati per pilotare gli esiti, e persino la formazione ad hoc delle commissioni giudicatrici.
Figura chiave del sistema è proprio il professionista palermitano, considerato il perno tra mondo pubblico e interessi privati, forte di numerosi incarichi fiduciari presso Enti pubblici e ospedalieri. Il suo studio è stato perquisito dai finanzieri che hanno trovato oltre 44 mila euro in contanti, oltre a ulteriori 3 mila euro che l’uomo aveva in tasca.
Le tangenti, mascherate spesso da consulenze o promesse di assunzioni per parenti, sarebbero state il prezzo del favoreggiamento nelle gare. L’inchiesta evidenzia la fragilità del sistema degli appalti pubblici in ambito sanitario, con danni enormi alla trasparenza, alla concorrenza e, soprattutto, ai cittadini.
















