Prosegue la polemica sul servizio ASACOM (Assistenza Specialistica alla Comunicazione) nelle scuole della provincia di Trapani.
Dopo le recenti dichiarazioni di alcuni assessori dei Comuni del Distretto D50, l’ANFFAS ha diffuso un comunicato in cui smentisce con fermezza quanto affermato dagli amministratori locali.
L’ANFFAS sottolinea che il servizio non solo non è partito, nonostante l’anno scolastico sia iniziato da giorni, ma rischierebbe di subire ulteriori “drastici tagli”. Una situazione definita “gravissima e in aperto contrasto con le norme vigenti”.
Particolarmente forte la posizione sulle ore di assistenza previste dal P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato), definite “un atto vincolante e immediatamente esigibile”. Qualsiasi riduzione o modifica, prosegue la nota, si configurerebbe come “un atto illegittimo ai sensi del D.Lgs. 66/2017, discriminatorio ai sensi della Legge 67/2006 e non conforme alla Convenzione ONU”.
La polemica tocca anche il confronto con il servizio di assistenza domiciliare, definito dagli assessori come alternativo. L’associazione chiarisce: “L’assistenza domiciliare non ha nulla a che vedere con l’ASACOM scolastico: si tratta di interventi completamente diversi. L’assistenza domiciliare rientra infatti nella Legge 328/2000, nell’ambito dei progetti di vita individualizzati”.
Infine, un richiamo diretto alle istituzioni locali: “Le Amministrazioni hanno solo il ruolo di enti eroganti. Non possono in alcun modo intervenire su quanto stabilito nei verbali P.E.I.”.
Intanto oggi è l’ultimo giorno utile per poter sottoscrivere la petizione promossa dall’ANFFAS.
Le criticità riguardanti il rispetto del diritto allo studio per gli alunni con disabilità sono annose e si ripropongono annualmente: da una parte le amministrazioni locali, alle prese con vincoli di bilancio e gestione dei servizi; dall’altra le famiglie e le associazioni, che rivendicano la piena applicazione delle norme nazionali e internazionali.
Il nodo centrale resta quello delle ore di assistenza garantite nei P.E.I.: non una semplice indicazione tecnica, ma un diritto esigibile, sancito dalla legge e tutelato a livello internazionale.
La battaglia, dunque, non riguarda solo la burocrazia, ma tocca il cuore stesso dell’inclusione scolastica.
















