Acqua, Trapani tra le province meno care della Sicilia ma le bollette aumentano del 7,7%

Trapani si colloca tra i capoluoghi siciliani con le tariffe idriche più contenute, ma il costo dell’acqua continua a crescere anche nel nostro territorio.

È quanto emerge dal “Report Acqua” 2026 di Federconsumatori Sicilia, elaborato sui dati aggiornati alla fine del 2025, che analizza le bollette del servizio idrico integrato nei nove capoluoghi dell’Isola.

Per una famiglia tipo composta da tre persone e con un consumo annuo di 182 metri cubi, la spesa media a Trapani raggiunge i 441,94 euro, con un aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente. Nel caso di un consumo di 150 metri cubi annui, la bolletta scende a 363,76 euro, ma anche in questo caso l’incremento registrato rispetto al 2024 è del 7,7%.

Nonostante l’aumento, Trapani resta tra le città meno costose della Sicilia. Nella graduatoria regionale dei capoluoghi più cari si colloca infatti al settimo posto, ben distante da Enna, Siracusa e Caltanissetta dove una famiglia può arrivare a spendere oltre 700 euro l’anno per il servizio idrico. Le tariffe trapanesi risultano inoltre inferiori sia alla media regionale, pari a 565,17 euro, sia a quella nazionale di 527,53 euro.

Il rapporto evidenzia come il contenimento dei consumi continui a rappresentare uno strumento importante per alleggerire il peso delle bollette. A Trapani il passaggio da 182 a 150 metri cubi annui comporta un risparmio di 78,18 euro, pari al 17,7%. Una percentuale inferiore rispetto alla media regionale, che si attesta al 22,3%, ma comunque significativa per i bilanci familiari.

Accanto al tema delle tariffe, il dossier richiama l’attenzione sulla condizione delle infrastrutture idriche. Secondo i dati riportati da Federconsumatori e dalla Corte dei Conti, la Sicilia continua a disperdere oltre la metà dell’acqua immessa nelle reti, con una media regionale del 52,36%.

Nel Trapanese il quadro appare molto differenziato da comune a comune. Nel capoluogo la perdita idrica stimata si attesterebbe intorno al 20%, dato che tuttavia non dispone ancora di una rilevazione ufficiale. Situazioni più critiche si registrano invece in altri centri della provincia: a Marsala le perdite raggiungono il 30%, ad Alcamo il 41,3%, a Calatafimi il 52,9%, mentre il dato più allarmante riguarda Pantelleria, dove si disperde il 64,4% dell’acqua immessa in rete.

Federconsumatori attribuisce il peso delle bollette elevate a due fattori principali: da un lato il costo dell’acqua acquistata all’ingrosso da Siciliacque, società partecipata in prevalenza da soggetti privati; dall’altro le ingenti perdite delle reti di distribuzione che finiscono inevitabilmente per incidere sui costi sostenuti dai cittadini.

L’associazione dei consumatori sottolinea inoltre come l’assenza di un gestore unico nell’Ambito Territoriale Ottimale di Trapani renda più complessa una valutazione omogenea delle performance del servizio e ritardi gli investimenti necessari per ammodernare le infrastrutture.

Il quadro che emerge dal rapporto è quindi a doppia faccia: da una parte Trapani mantiene tariffe più contenute rispetto a gran parte della Sicilia, dall’altra continua a confrontarsi con aumenti delle bollette e con la necessità di interventi strutturali per ridurre le dispersioni idriche e migliorare l’efficienza del servizio. Una sfida che riguarda non solo il capoluogo, ma l’intero territorio provinciale, chiamato nei prossimi anni a investire sulla modernizzazione delle reti e sulla tutela di una risorsa sempre più preziosa.

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