È stato ritirato l’emendamento con cui il Governo regionale intendeva anticipare a Siciliacque i crediti vantati nei confronti dei Comuni ex EAS delle province di Trapani, Agrigento e Messina, recuperando poi le somme direttamente dai trasferimenti regionali agli Enti locali.
A darne notizia sono i deputati regionali trapanesi Dario Safina (Partito Democratico) e Cristina Ciminnisi (Movimento 5 Stelle) che rivendicano una battaglia parlamentare condivisa capace di bloccare una misura giudicata dannosa e priva di solide basi giuridiche.
La norma, inserita nel dibattito sulla Finanziaria regionale, avrebbe scaricato sui Comuni – già alle prese con una grave crisi idrica e con bilanci fortemente indeboliti – il peso dei debiti per le forniture idriche di Siciliacque. Secondo i due parlamentari, si sarebbe trattato di una scelta politicamente sbagliata e tecnicamente pericolosa, destinata ad aggravare ulteriormente la situazione finanziaria degli Enti locali.
Safina e Ciminnisi sottolineano come dietro una soluzione presentata come meramente tecnica si celasse in realtà una scorciatoia contabile, destinata a produrre contenziosi e squilibri strutturali. I Comuni ex EAS, ricordano, non sono attualmente gestori del servizio idrico integrato, come confermato da diverse sentenze della Corte costituzionale e dei tribunali amministrativi. In assenza di gestione, banche dati, contatori e letture, qualsiasi tentativo di recupero crediti risulterebbe privo di fondamento e rischierebbe di paralizzare la spesa corrente degli enti, con inevitabili tagli ai servizi essenziali.
Particolarmente critica, secondo Ciminnisi, la tempistica dell’intervento del Governo regionale. In provincia di Trapani, per anni, molti Comuni hanno garantito manutenzioni e interventi sulla rete idrica pur non essendo formalmente gestori, senza ricevere rimborsi. Oggi, con l’ATI che ha avviato il percorso operativo per l’individuazione del gestore del servizio idrico, sottrarre risorse ai Comuni avrebbe significato compromettere una fase decisiva per la riorganizzazione del sistema.
Il ritiro dell’emendamento viene quindi letto come un risultato politico rilevante. I due deputati evidenziano di aver evitato che il costo della crisi idrica ricadesse ancora una volta sui cittadini, che avrebbero pagato due volte: attraverso bollette improprie e attraverso la riduzione dei servizi comunali.
Per Safina e Ciminnisi, la vicenda dimostra che non è più rinviabile una strategia complessiva sul servizio idrico in Sicilia, capace di coniugare legalità, risanamento finanziario e investimenti strutturali. L’acqua, concludono, non può essere trattata come una partita di giro nei bilanci regionali, ma come un diritto essenziale da tutelare con scelte responsabili e di lungo periodo.
















